sabato 5 dicembre 2015

Pietro Berra e Desuonatori al Fondo Verri



Doppio appuntamento domenica 6 dicembre, dalle 19.00, al Fondo Verri
a Lecce, in via Santa Maria del Paradiso 8.

Ad aprire la serata l’ incontro con il poeta Pietro Berra che presenta “Poesie da affrancare dalla trincea alle cartoline: storie di versi”. L’autore dialoga con Stefano Donno.
A seguire alle 20.30, le produzioni musicali di Desuonatori, “Coordinamento di autoproduzioni per la socializzazione di musica inedita” che presentano “Bestiario Marino” di Francesco Massaro, sax baritono, clarinetto basso con Gianni Lenoci, fender rhodes; Mariasole de Pascali, flauti; Michele Ciccimarra percussioni e “Death Roars Live” un album di quattro tracce di musica totalmente improvvisata con il pianista Jack D’Amico al fender rhodes, effetti e Walter Forestiere alla batteria.

Identità poetiche, diverse nel loro somigliarsi, che si mescolano creando connessioni inaspettate e surreali.
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La poesia come fonte di libertà, bellezza e memoria, fuori dagli schermi e, spesso, anche dai libri. Questo lo spirito che ispira tutta l’attività di Pietro Berra, sia come autore sia come curatore e promoter di rassegne letterarie, Berra presenterà al Fondo Verri i tre frutti più recenti della sua ventennale militanza poetica, maturati negli ultimi mesi: “Poesie in scatola”, ovvero scatole di porcellana dipinte dall’artista Alcide Gallani ispirandosi alla poesia inedita che ciascuna di esse custodisceal proprio interno, seme unico e prezioso; “Poesie dal fronte. Vite in versi di soldati semplici dalla Grande Guerra all’Afghanistan”, notevole raccolta di scrittura popolare, frutto di una ricerca ultradecennale, che documenta come la forma poetica sia stata utilizzata anche da non letterati durante tutte le guerre per rispondere all’esigenza profondamente umana di comunicare fatti ed emozioni al di fuori di ogni retorica; “La città visibile. Poesie da affrancare”, serie di testi ispirati a cartoline sull’evoluzione urbana del Novecento e stampati sul retro delle medesime, in un libro che ha il formato della cartolina maxi e le cui pagine si possono staccare e spedire realmente, così che il lettore diventa parte della performance poetica.
In “Poesie dal fronte” è inserito, non a caso, anche un poeta soldato leccese, conferma della particolare attenzione che Berra ha da oltre 15 anni per il Salento, luogo dell’anima che ha ispirato tre delle sue raccolte poetiche, manifestazioni come il gemellaggio culturale tra i fari di Brunate (Como) e Santa Maria di Leuca (2010) e il reading di poeti delle città di frontiera italiane riuniti a Oltranto (2006), oltre a ricerche, articoli e incontri dedicatia Maria Corti e a ipoeti salentini Salvatore Toma (di cui riuscì a far ristampare “Il canzoniere della morte da Einaudi promuovendo una petizione a livello nazionale), Antonio Verri, Claudia Ruggeri e Stefanio Coppola
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Giunto al terzo anno di attività Desuonatori, il “Coordinamento di autoproduzioni per la socializzazione di musica inedita in nuovi contesti di fruizione, presenta in un breve tour, dal 3 al 6 dicembre, i tre dischi prodotti nel 2015: “Bestiario Marino” di Francesco Massaro con Gianni Lenoci, Mariasole de Pascali e Michele Ciccimarra; ”Death Roars” di Jack D'Amico e Walter Forestiere; ”Pornosophical Philotheology” del trio Koìko.

"Quella di Bestiario Marino – scrive Claudio Morandini - è musica che germina libera, liquida, ora inquieta ora indolente. A renderla fluida, ondivaga, contribuisce il tappeto di accordi steso da tastiere e percussioni, in cui guizzano le creature evocate dagli strumenti a fiato – ma i ruoli si confondono e si combinano volentieri, in questo gioco nessuno accompagna soltanto, nessuno si limita a fare da sfondo. La personale biologia di Massaro predilige i piccoli organismi invertebrati voraci e inquieti, ne pedina gli assembramenti, o, nel caso di certe ampie meduse, ne studia da una certa distanza il comportamento. E le idee musicali germinano e proliferano proprio come il plancton trasportato da correnti invisibili: ora abitano gli spazi sonori fino a intasarli, ora si diradano e si dileguano come per la supposizione di un pericolo. È, insomma, musica “viva”, nel senso che vive e si muove – la sentiamo nutrirsi, addirittura la vediamo riprodursi. Si tratta per lo più di minute cellule motiviche, fatte di pochi suoni, reiterate ad libitum ma mai uguali, come fisiologie in perenne metamorfosi. Ma ecco, talvolta quel microcosmo brulicante è attraversato da torpidi giganteschi cetacei o si fa da parte per la parata di maestose mitologie. È, oltre che viva, musica “aperta”, sia nel senso dell’improvvisazione sia in quello della vastità: presuppone cioè altre musiche immaginarie tutt’attorno, un proliferare di mille musiche perdute negli orizzonti oceanici e di cui non sapremo mai nulla. “Bestiario marino” è come una lente d’ingrandimento posta su un dettaglio che si scopre fervido di vita, magari su un angolo nascosto di relitto sommerso, è come un obiettivo immobile dinanzi al quale passa indaffarata tutta una fauna".

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