martedì 19 giugno 2018

Il venditore di libri un film di Dario Brandi


mercoledì 20 giugno alle 20.00
al Fondo Verri - Via Santa Maria del Paradiso 8, Lecce
Ingresso libero


Papa Ngay Faye
Dario Brandi

IL VENDITORE DI LIBRI
Al Fondo Verri la presentazione e proiezione del documentario di Dario Brandi sulla storia di Amadou, scrittore ed editore senegalese da molti anni residente nel Salento.
Prosegue la rassegna Voci dal Mondo a cura di Xenia performing arts, finanziata dal "Programma straordinario annuale in materia di spettacolo" della Regione Puglia. Dopo i concerti al Castello di Corigliano d'Otranto con Malagasy Connection e Cesare dell'Anna e Talla, mercoledì 20 giugno (ore 20 - ingresso libero) appuntamento al Fondo Verri di Lecce con la presentazione e proiezione del documentario "Il venditore di libri" del videomaker salentino Dario Brandi. Senegal, Francia, Milano e infine Lecce: attraverso questo lungo viaggio, Papa Ngay Faye, da tutti conosciuto come Amadou, riscopre gli insegnamenti del padre. Arrivato nel Salento trova l’amore e una nuova famiglia e da semplice venditore di libri si trasforma in scrittore ed editore. Il documentario è diviso in cinque brevi capitoli, cinque bicchieri di tè. Nel primo capitolo “io”, Amadou parla di sé e del suo arrivo in Italia, dei suoi primi giri per strada a vendere libri fino al suo arrivo a Lecce. Nel secondo, “Dio”, parla del suo rapporto con dio e del suo modo di vedere l’islam e il corano. Il terzo bicchiere è “modu modu”: venditori e lavoratori che si impegnano per far avere denaro alla famiglia, lavorando quando tutti gli altri fanno festa. Il quarto è “scrivo” dove racconta il come e il perché abbia scritto il suo libro. Il quinto e ultimo capitolo è “mio figlio/mia madre/mio padre” nel quale parla da padre e da figlio e degli insegnamenti ricevuti. Il venditore di libri fa parte del progetto di documentari Inshalla.


giovedì 31 maggio 2018

Lo scrittore Stefano Bonazzi al FV


Lo scrittore Stefano Bonazzi al Fondo Verri
venerdì 1 giugno 2018, alle 20.00
presentato da Graziano Gala



“E, comunque sia, si trema sempre”: verrebbe voglia di scomodare le lettere di Kafka, il suo impetuoso soffrire e dolersi, la sua paura per ciò che è stato e per ciò che può inesorabilmente essere nel raccontare la storia del Davide Miriani di Stefano Bonazzi, una storia fatta di convulsioni, panico e paura – tanta – di non essere mai all’altezza del caso di specie.
Stefano Bonazzi, autore de “L’abbandonatrice”, romanzo edito da Fernandel e fresco di ristampa, sarà in Puglia per due presentazioni delle vicende che riguardano il protagonista Davide Miriani e i suoi compagni di sventura: l’1 giugno a Lecce, presso il Fondo Verri dalle 20,00, accompagnato dallo scrittore Graziano Gala, in compagnia della voce di Pasquale Santoro e della chitarra di Marco Garofalo e il 2 giugno, alle 19,00, a Tricase presso la Libreria “Marescritto”. Sarà questa l’occasione per fruire di un romanzo definito da Amneris di Cesare in “Babette Brown” come “corale, capace di raccontare il dolore attraverso gesti, parole e suggestioni, esaminare sentimenti e sensazioni con precisione chirurgica e sezionarli, analizzandoli, con meticolosità da autopsia.”

Il testo inizia con un crollo, uno svenimento quasi provvidenziale, che consente al Miriani la conoscenza di Sofia, figura totale e duratura negli anni a venire: i due personaggi – anzi, vorremmo dire i tre, giacché subentra nella narrazione la figura di Oscar, giovane pianista dall’umore vacillante – concretizzeranno un rapporto di forte dipendenza e mutua assistenza in una Bologna universitaria fatta di cenere, silenzi ed alcoliche distese di vetro. Passato scomodo, quello dei tre, e futuro da decifrare mediante aspirazioni e professioni nelle quali arte e bravura devono, talvolta, accompagnarsi ad una massiccia dose di fede laica e strenua resistenza: Davide scatta, sviluppa e custodisce negativi, Sofia lascia ogni sofferenza sul legno marchiandolo col fuoco e pirografandolo e Oscar accarezza tasti bianchi e neri affidando a melodie tristi un’inquietudine interna. Tre esistenze complesse, macchiate, che vanno ramificandosi, con un sentimento – quello tra i due uomini – che coinvolge puntualmente, e scivolosamente, la figura di Sofia: non basterà il suo abbandono e la sua scomparsa a risolvere delle vite intricate dalla nascita.

Frate Giuseppe da Copertino al FV


Giovedì 31 maggio al Fondo Verri, alle 20.00
URA Teatro presenta
Per Obbedienza, dell’incanto di frate Giuseppe
con Fabrizio Pugliese



drammaturgia Francesco Niccolini e Fabrizio Pugliese
regia Fabrizio Saccomanno e Fabrizio Pugliese
coprodotto da I Teatri del Sacro 2015
grazie a Enrico Messina (Armamaxa)

La grande storia di un piccolo uomo fuori dall'ordinario: Giuseppe da Copertino, santo.Una storia picaresca, comica, commovente, una vocazione sublime, l'amore bellissimo eassoluto di un giovanetto al limite dell'autismo che si innamora perdutamente de la mamma sua: la Madonna.
La storia di un ragazzo semplice, anzi “semplice e idiota”, così ne parlava C. Bene, una delle fonti d’ispirazione per questo lavoro, ma un idiota capace di strapparsi da dosso tutte le zavorre, capace di staccarsi da terra perchè capace di svuotarsi dal pensiero, incantato, a ‘vuccaperta’ metafora di un sud azzoppato a cui non resta che volare. Nell’estasi, più che vedere, il soggetto diventa lui stesso madonna, divinità, demone, a seconda; così di San Giuseppe: è il divino che muove verso di lui, non il contrario. Giuseppe va in estasi con una facilità incredibile: l’unica differenza rispetto ad altre estasi, dove lo spirito abbandona un corpo immobile, sta nel fatto che lui il corpo se lo porta con se, in volo; quel corpo martoriato da digiuni e flagellazioni diventa una pagina dove è disegnato tutto il suo amore verso la Madonna , tutta la sofferenza di quel mondo che lui non comprende, non da sveglio, certo, e non secondo un pensare quotidiano, ma che sente dentro di se; non basta lo spirito: Giuseppe ha bisogno di portare con se, in volo, le prove di questa sofferenza.
Senza saperlo, quel santo “idiota” mostra la nostra di inadeguatezza, il nostro bisogno di dare sempre un ordine razionale alle cose, l’incapacità, o paura, di perderci magari davanti ad un affresco, riconducendo alla “potenza simbolica del figurativo” le emozioni che il racconto segreto di quelle immagini ci suscita...
Tutto il lavoro di ricerca, di fonti storiche, di leggende popolari porta nel nostro lavoro all’elaborazione di un testo per attore unico; un narratore e uno sgabello malfermo su cui siede, in bilico anche lui, in procinto di cadere, o di volare, forse.

Video-promo realizzato durante il festival Teatri del Sacro, Lucca, giugno 2015
https://www.youtube.com/watch?t=286&v=LTDTpcDs0Xg

lunedì 28 maggio 2018

La ricerca di Maria Grazia Carriero


Martedì 29 maggio 2018, alle 19.00
la presentazione del libro
“Arte e ricerca etnografica – Il laùru: i luoghi, gli incontri, le testimonianze”
di Maria Grazia Carriero (Progedit)

La copertina del libro edito da Progedit


Martedì 29 maggio 2018, alle 19.00, al Fondo Verri, la presentazione del libro “Arte e ricerca etnografica – Il laùru: i luoghi, gli incontri, le testimonianze” di Maria Grazia Carriero edito da Progedit nella collana: Antropologia e mediterraneo.

I fenomeni legati alla realtà dell’uomo, alla memoria, alle relazioni tra soggetto/oggetto/simbolo e potere evocativo, comunicativo, magico e apotropaico sono punto di partenza e ispirazione per la ricerca artistica di Maria Grazia Carriero. L’esplorazione di antiche credenze e le forme in cui si manifestano, trovano spazio in un percorso caratterizzato dalla ricerca della narrazione. Una figura particolarmente emblematica pervade alcuni luoghi ed è il soggetto principale di antichi racconti: Il laùru. Si narra di oggetti che inspiegabilmente cadono al suolo durante la notte, sensazione di soffocamento, lividi sul corpo, crini di cavallo intrecciati,  di donne o bambine con ciocche di capelli tagliate. L’indagine prende forma attraverso la trascrizione di 38 videointerviste, svolte in diversi comuni pugliesi, ma il fenomeno è noto con altri nomi a seconda delle aree geografiche, delle relative culture e dialetti.

Intervengono:
Arch. Maria Piccarreta (Dirigente della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto).

Alessandro D’Amato (Funzionario Demoetnoantropologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto).

Eugenio Imbriani (Direttore scientifico della collana Antropologia e Mediterraneo della casa editrice Progedit, insegna Antropologia culturale e Storia delle tradizioni popolari nell’Università del Salento.

Lorenzo Madaro (Curatore e docente di storia e metodologia della critica d’arte all'ABA di Lecce, ha curato la prefazione del libro).

Maria Letizia Paiato (Storico e critico dell’arte, insegna Storia dell'arte contemporanea ­all'ABA di Lecce).

Coordina il prof. Antonio Basile (Docente di Antropologia culturale all’ABA di Lecce, direttore scientifico del Museo Etnografico “Alfredo Majorano” di Taranto, autore della postfazione del libro).
Reading teatrale di Francesca Greco (performer) accompagnata dalle musiche originali di Gianfranco Rongo (organettista).

Sarà presente l'editore Gino Dato.


Maria Grazia Carriero (Gioia del Colle, BA, 1980), arista e docente di Discipline pittoriche, si forma in Arti visive e discipline per lo spettacolo, indirizzo pittura, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Protagonista di numerose mostre personali e collettive, vanta importanti partecipazioni a rassegne di video d’artista alla Fabbrica del Vapore (DOCVA) di Milano e alla Fondazione Merz di Torino; nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia espone al Rathaus di Stoccarda. Finalista nel 2012 del Premio Zingarelli Rocca delle Macìe, ha esposto in prestigiose istituzioni pubbliche e private, dalla galleria Pall Mall di Londra ai Kantieri Teatrali Koreja di Lecce e alla Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare.