giovedì 10 dicembre 2015

Ricordando Ernesto De Martino al FV



Venerdì 11 dicembre, dalle 19.00, al Fondo Verri
“Omaggio a Ernesto De Martino”
Nella serata interventi di Luigi Chiriatti, Maurizio Nocera e Federico Capone.
Letture di Piero G. Rapanà


Venerdì 11 dicembre, dalle 19.00, al Fondo Verri, “Omaggio a Ernesto De Martino” una serata dedicata al grande etnologo italiano con gli interventi di Maurizio Nocera, Luigi Chiriatti e Federico Capone, Piero G. Rapanà leggerà brani da “Vita di Gennaro Esposito napoletano. Appunti per una biografia di Ernesto de Martino” a cura di Luigi Chiriatti, dove a raccontare la vita di de Martino è la compagna Vittoria e da “Lettere di contadini lucani alla Camera del lavoro 1950 – 1951” editi da Kurumuny.

Quanto deve la cultura italiana a Ernesto de Martino? Quanto la ricerca etnografica? Quanto anche la politica e la sinistra italiana che a lui, funzionario di partito, delegò la conoscenza delle ancora sconosciute classi popolari meridionali all’indomani del dopoguerra?
Una personalità complessa quella di de Martino, storico delle religioni ed etnologo meridionalista italiano nato a Napoli nel 1908 e scomparso a Roma nel 1965, cinquant’anni fa.
A lui si devono alcune innovative ricerche nel Meridione basate sull'osservazione partecipante e sul lavoro di équipe interdisciplinari. A noi salentini cara è “La terra del rimorso” ricerca pubblicata nel 1961, opera in cui de Martino “sistema” la fenomenologia del Tarantismo.
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“Allievo dello storico Adolfo Omodeo, de Martino fu professore di storia delle religioni nell'università di Cagliari. La sua interpretazione storicista delle manifestazioni religiose, basata su di una formazione filosofica di diretta derivazione crociana, è in netta opposizione alle varie teorie di matrice funzionalista ritenute viziate da un'impostazione naturalistica. De Martino cercò con le sue riflessioni e con la sua ricerca di avviare una "storiografia delle società inferiori", che permettesse un approfondimento della conoscenza della civiltà moderna mediante il confronto con quelle tradizionali. Egli individua il prodursi del sacro nel superamento dei "momenti critici dell'esistenza", ovvero delle crisi in cui, specie per quel che riguarda il mondo etnologico, è minacciata la presenza stessa (intesa come centro operativo del pensare e dell'agire umani). Tale superamento viene operato mediante l'iterazione rituale di un modello mitico originario, che sottrae quei momenti alla loro storicità. Coniugando la tradizione storicista con istanze di matrice etico-sociale marxista, l'opera di De Martino costituisce una sintesi affatto originale nell'etnologia italiana, che ha ispirato e continua a ispirare numerosi studiosi nei campi limitrofi della demologia, dell'etnomusicologia e dello studio della religiosità popolare” (Fonte Enciclopedia Treccani).
Altre sue opere: Naturalismo e storicismo nell'etnologia (1941); Il mondo magico. Prolegomeni a una storia del magismo (1948); Morte e pianto rituale nel mondo antico (1958); Sud e magia (1959); Furore simbolo valore (1962); La fine del mondo. Contributo all'analisi delle apocalissi culturali (post., 1977).

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