giovedì 14 gennaio 2016

Un libro sullo stupro etnico al Fondo Verri



Venerdì 15 gennaio, alle 18.30 la presentazione del libro
"Stupro etnico e rimozione di genere. Le vittime invisibili", edizioni Altravista
dell'antropologa Simona Meriano.

La copertina del libro di Simona Meriano
Il testo affronta il tema della violenza di genere e nello specifico l'utilizzo dello stupro come arma nel conflitto dei Balcani, aprendo interrogativi sull'identità etnica, tematica di grande attualità. 
Perché è così difficile per una donna denunciare la violenza sessuale e ottenere giustizia? Uno sguardo antropologico alla violenza di genere. Un percorso che analizza gli intrecci di significati che lo stupro etnico racchiude e il senso della sua gravità relazionato ad un sistema culturale che affonda le radici nella cultura globale, fallocentrica e maschilista. Lo stupro è un’ arma di sopraffazione, un comportamento carico di ambivalenza in cui si fondono pulsioni aggressive e sentimenti di attrazione, in cui si esprime la lotta tra identità e alterità. È la manifestazione rituale di due entità rigide, indiscutibili, non negoziabili come l’identità etnica e l’identità di genere. Lo stupro visto come stupro etnico, perché nell’etnicità va ricercata l’origine della violenza di genere. Dalla guerra di Bosnia Erzegovina, durante la quale molte donne sono state stuprate in nome della pulizia etnica, all’analisi dello stupro come violenza etnica di genere sino all’indagine della memoria, per un testo che propone al lettore gli spunti per interpretare un fenomeno culturale che comporta la rimozione delle storie di stupro e la rimozione delle persone fisiche rendendole progressivamente invisibili.
 
La locandina dell'incontro con i partner organizzativi
Simona Meriano, nata a Torino nel 1970, è laureata in antropologia ed è impegnata da oltre 20 anni in progetti di empowerment femminile e di contrasto alla violenza, occupandosi in particolare di problematiche relative alla salute, alla migrazione e alla tutela dei diritti delle donne e dei bambini. Socia fondatrice dell’Associazione TAMPEP Torino nel 2001, è stata responsabile dell’accoglienza e dei programmi di protezione sociale per le vittime della tratta e si è dedicata alla formazione di operatori socio-sanitari, mediatori interculturali, personale di polizia. Attualmente vive e lavora a Bali, in Indonesia.

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