domenica 3 gennaio 2016

Terza serata 2016 de Le Mani e l'Ascolto con Antonella Screti, Alessio Lega, Guido Boldoni e Dario Muci



Continua il programma della quindicesima edizione della rassegna Le mani e l’Ascolto promossa dall’associazione culturale Fondo Verri di Lecce, con la terza serata dedicata a “Cento anni di canzone d’autore in 5 concerti”, la storia della canzone italiana cantata e raccontata da Alessio Lega e dai suoi ospiti.
 
La psicopedagogista Antonella Screti
Lunedì 4 gennaio, alle 19.30, l’apertura della serata è dedicata alla scrittura con  Antonella Screti e il suo libro "Storia della Raidha e la chiesetta" edito da Musicaos ed. Il racconto ci ricorda che il mondo in cui viviamo non è fatto solo di materia e che esistono diversi mondi invisibili ai nostri occhi e agli altri nostri sensi, oggettivamente limitati. Sono mondi pregni di presenze, inclusa la nostra, in cui gli accadimenti e le tracce di ciò che resta hanno regole proprie, che è saggio conoscere per ricordarne l’esistenza e le relative manifestazioni. Un invito al lettore a riscoprire l’unità tra corpo e spirito, in quella zona di equilibrio in cui si manifestano le forze della natura. 
 
La copertina del libro

Danza, gesto, musica, pittura, sono linguaggi che ci aiutano ad avvicinare l’inavvicinabile, tentare di esprimere l’ineffabile e, nello stesso tempo, intraprendere un cammino di conoscenza. È così che in un percorso dall’ombra alla luce, riaffiora una vicenda del passato, la voce dell’autrice diviene “Maga’, “Mescia’, e ci consegna un quadro di speranza, ambientato in un Salento che diventa luogo privilegiato per la riscoperta del sé. Le illustrazioni del testo sono realizzate dall’artista Patrizia Elia.

 
Dario Muci l'ospite della serata di Alessio Lega
A seguire la musica in scena, per la terza tappa della maratona di ascolti, Alessio Lega e Guido Boldoni con Dario Muci. “Arrivano i cantautori: da Genova a de André, Lauzi, Tenco, Bindi. Omaggio a Fabrizio de André” il titolo della serata.
Primi anni ’60, il “Boom economico”, l’Italia diventa benestante e la cultura non è più appannaggio di pochi. Proprio in questo periodo però si diffondono fermenti esistenziali e sociali che chiedono alla canzone di non essere più solo ritmo ed evasione. Le parole sono importanti e vanno ascoltate. Nasce il termine “cantautore” che designa una nuova generazione di autori-interpreti che sviluppano nelle loro canzoni una poetica personale che si accorda alla loro voce. In questa prima fase la città di Genova è il punto di partenza di Umberto Bindi, Bruno Lauzi e Luigi Tenco. Proprio il suicidio di quest’ultimo al festival di Sanremo del ’67 apre drammaticamente il tema del contrasto insanabile fra canzone poetica e canzone commerciale.
La parte più consistente di questo concerto è dedicata al genio di Fabrizio De André - un altro genovese - che riadattando i modelli della canzone francese fa compiere uno straordinario balzo in avanti alla musica italiana. In quasi 40 anni di attività, quest’artista pervaso da un’inquietudine insaziabile e da un’ansia di costante  rinnovamento, resta sulla cresta dell’onda, senza apparire in televisione e nei festival nazional-popolari. A quasi tre lustri dalla sua scomparsa, è il punto di riferimento condiviso dei cantautori italiani di tutte le generazioni.

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