martedì 22 novembre 2016

Una serata per Giulio Cesare Vanini



Venerdì 25 novembre, alle 19.30 al Fondo Verri, la presentazione del libro “Cronache vaniniane. Una lucciola fra splendidi pianeti - Dialogo tra un Clericaletto ed un Vaniniano di don Salvatore Casto” di Gigi Montonato, edizioni di Presenza. Con l’autore interverrà lo scrittore Maurizio Nocera.


La copertina del libro delle Edizioni di Presenza

Il 1876 è anno emblematico nelle vicende della storia editoriale che riguarda il pensiero di Giulio Cesare Vanini - flosofo nato a Taurisano nella notte tra il 19 e il 20 gennaio 1585 e morto sul rogo a Tolosa il 9 febbraio 1619 - in quell’anno, Giovanni Bovio, filosofo e politico di Trani che tanto seguito ebbe nella nostra provincia, compose il testo di una lapide commemorativa che fu oggetto di una fiera contesa, tra sostenitori e detrattori del pensiero vaniniano. Da Cosimo De Giorgi a Pietro Marti, da Pietro Palumbo a Francesco Rubichi, le voci a favore furono tante, nel versante opposto “protagonista indiscusso fu un sacerdote salentino arguto e saccente, don Salvatore Casto, parroco a Taurisano “invischiato fino al collo nelle beghe di campanile, che si sentiva difensore dei benpensanti, giudice delegato, giustiziere e persino vendicatore contro chi aveva osato “consacrare” il nome di Vanini”.
Questa vicenda ricostruisce Gigi Montonato, nel suo “Cronache vaniniane. Una lucciola fra splendidi pianeti” partendo da un pamphlet in forma di dialogo apparso a Lecce nel 1908 e firmato Nescius, fortunatamente non naufragato, come sicuramente tanti altri documenti vaniniani dati al fuoco perché motivo di scandalo e oggi opportunamente rimesso in circolazione in moderna e pratica veste grafica dalle Edizioni di Presenza.
“Don Salvatore Casto ed il “partito” taurisanese che faceva capo al sindaco ed alle famiglie che in loro si riconoscevano, vinse quella che Montonato definisce la “prima guerra vaniniana” e che non fu in realtà più di una scaramuccia nella lunga prospettiva degli studi vaniniani. Il “mistero” Vanini non a tutti allora accessibile aveva forse due soli modi, più sicuri e più facilmente percorribili, per essere affrontato: fare ricorso alla satira ed all'ironia o peggio al vilipendio ed al dileggio. Don Salvatore scelse il primo ed evitò il secondo manifestando la sua coerenza e la fedeltà al conformismo del natio loco, non ci si poteva aspettare altro”.

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