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lunedì 25 aprile 2022

Il Balletto del Sud di Fredy Franzutti per e con Vittorio Bodini

 




Le parole ingombrano. Appaiono “sapute” a volte, invadenti, inopportune. Meglio far pausa dall’eccedenza, dare spazio agli occhi, all’ascolto; cosa meglio della danza allora? Meglio ancora, se la danza, celebra la poesia che alle parole dona libertà. I versi di Vittorio Bodini fanno tutt’uno con la terra, con la malìa salentina, col desiderio del “ritorno”, del rimorso, dello stupore e dello sbigottimento. “La Luna dei Borboni” è un canto dove c’è il sole, il tentativo dell’ombra e gli odori, gli odori, gli odori di uno sperato abbandono. Qui, la ferita della Storia brucia ancora, non c’è scampo e il silenzio non consola, con i grilli e le cicale a rimestare nell’animo. Solo la danza placa, allevia, sana, ma il più delle volte è illusione. Questo ho visto nelle coreografie di Fredy Franzutti.

La notte apre la scena, il respiro di un aria popolare trattenuta nel mantice della fisarmonica disegna la scena di un “Quarto Stato”, un coro-popolo viene avanti, compatto, in un ordine-disordine che libera e ricompone corpi, mani alla testa di galli e di galline, braccia volte al cielo nella speranza d’affidarsi a Dio. Come fare “in tutta questa pianura” dove “l’odore degli agrumi e il vento/ escludono ogni memoria?”. Andare! Cercare un altrove! Tentare il viaggio! Un migrare raccontano i danzatori del Balletto del Sud - un andarsene nel rimanere - consapevoli dell’“incantesimo” che detta le ore, segna il tempo e lo fa eterno.

Irresistibile la bellezza quando si svela nel tentativo dell’amore: il passo a due con la rosa è esemplare. Un corteggiamento tutto scritto nella corsa, nella meraviglia del salto - sfuggire per meglio accogliersi - non è questo il dettato della passione? Del cercarsi?

L’ho visto Bodini nel suo sconfinato cercare, a Sud ogni Sud; sul palco dell’Apollo, solo, con il suo “qui non vorrei vivere dove vivere/ mi tocca, mio paese/ così sgradito da doverti amare”, nel suo continuo accorgersi da poeta della poesia sottesa alla vita, nell’accadere quotidiano dove cose, persone, animali fanno tutt’uno.

Il corpo, nella danza, porta con sé e in sé tutti i corpi presenti all’atto. Così pare quando gli applausi sorgono spontanei dalla platea, trascinati, dal battere dei versi sulle tavole del palcoscenico, dettati dal divenire della luce, e t’accorgi che la fisarmonica parla, dialoga con la tromba, con la tuba tessendo le melodie di una sospensione dove il Barocco s’annulla e ogni finzione torna alla sua origine di tufo, di corpo nel respiro e nell’affanno. Una comunità riconosce, il suo passato (e forse, anche, il suo sperato presente): corpo sociale, politico materia della terra, del cielo, del desiderio e del sogno.

***

Per il Balletto del Sud, in “La luna dei Borboni”, coreografie di Fredy Franzutti. Musiche originali di Rocco Nigro (fisarmonica) e Giuseppe Spedicato (basso tuba e basso elettrico) eseguite dagli autori in scena con Giorgio Distante (Tromba). Disegno luci di Piero Calò. Visto, Domenica 24 aprile '22, al Teatro Apollo di Lecce.

 


mercoledì 23 aprile 2014

La Notte Bianca di Lecce, tre appuntamenti per Vittorio Bodini






Notte Bianca 2014
Omaggio a Bodini

Cento anni fa, il 6 gennaio 1914 nasceva a Bari, da genitori salentini, Vittorio Bodini. La voce del poeta ha attraversato il tempo giungendo fino a noi e rinnovando sempre l'interrogazione sulla natura enigmatica e "misterica" della nostra terra. La notte bianca di Lecce gli dedica, giovedì 24 aprilwe tre appuntamenti a cura di Lecce 2019, Fondo Verri e Prosarte.
Vittorio Bodini fu poeta del Salento, voce dell’Europa e del Mediterraneo. Il Barocco leccese vive e si rafforza nella lezione poetica di Bodini. I cortili, le strade della città come le case bianche di calce della provincia  sono diventate materia viva, eterna, nella sua riflessione poetica. Le campagne ordinate nei muri a secco, le terre disegnate nel verde dei filari delle vigne trovano esaltazione nei suoi versi. La vita lenta e semplice dei borghi rurali, come “Cocumula”, diventano oggi ispirazione, forza innovativa di grande interesse e possiamo affermare che Bodini fu iniziatore di un modello culturale attento al paesaggio rurale, ai suoi tempi, alle sue consuetudini: quello oggi sperato nelle proposizioni del Bid Book di Lecce 2019. Amò la Spagna, Vittorio Bodini e lì trovò  il suo Salento, la forza per interpretarlo… Lecce, candidata a divenire nel 2019 Capitale Europea della Cultura, deve trovare nell’incontro con la poesia e con i poeti le leve necessarie per muovere il cambiamento per trasformare la città in un luogo del pensiero e del fare di una comunità coesa e convinta della sua peculiarità.
Il “Tu non conosci il sud…” del poeta Vittorio Bodini è l’invito migliore a re-inventarci senza perdere il piacere di scoprire i sapori della nostra terra della sua millenaria tradizione…
Tre appuntamenti:

Alle 19.00, Casa Eutopia, in via Federico d'Aragona, 1, “Letture al buio”, la poesia di Vittorio Bodini trascritta in braille letta da Luigi Mangia.

Dalle 20.00, al Fondo Verri, in via Santa Maria del Paradiso, 8, “Il Sud ci fu padre e nostra madre l'Europa” Sulle rotte di Vittorio Bodini. Prologo a cura di Antonio Lucio Giannone. Letture a cura di Simone Giorgino, Piero Rapanà e Mauro Marino.

Dalle 22.00, Prosarte, in via Scarambone, 36, “Controcanto Allucinazioni poetiche per Vittorio Bodini”. A cura di Mino Castrignanò. 

Negli spazi del MuSt - Museo Storico di Lecce, la mostra: “Vittorio Bodini – Un uomo condannato al coraggio” a cura del Centro Studi Vittorio Bodini e di Antonio Minelli.