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giovedì 9 gennaio 2020

La pittura di Simone Rutigliano



Verso la luce di Simone Rutigliano

Sarà inaugurata, sabato 11 gennaio 2020, alle 18.00 la mostra delle opere di Simone Rutigliano, “Verso la luce” a cura di  Franca Rizzo.

Scrive in una nota Gianluca Conte: “Le opere presenti nella personale di pittura intitolata Verso la luce di Simone Rutigliano, giovanissimo autore salentino, sono dense di una tensione primitiva, ancestrale; condizione messa in risalto dalla ricorrenza di motivi primigeni, legati alla natura umana e a quella degli elementi del Cosmo, qui inteso non solo come “universo ordinato”, ma anche come spazio in cui è contemplata l’azione di un caos entropico. L’uso di colori scuri, terragni, crea delle situazioni espressive in cui si incunea la luce, atavica, prelogica, a tratti magica. Così, gli alberi, i rami, le cortecce, attraversano l’umano, lasciandolo sospeso tra il reale e il surreale, in una simbiosi osmotica che riconduce il particolare all’universale e viceversa. Da questi lavori traspare l’ineludibile animalità dell’essere umano, il profondo legame che resiste attraverso i secoli, da tempo immemore, tra esso e la sua genesi proto-culturale. Eppure, in un quadro tanto inquieto, vi è la luce, che appare come un contraltare al buio delle fantasie cromatiche. Una luce proiettata sulle figure, quasi a scoprirle e, creando una possibilità di alterità, a donare loro una sorta di viatico, che possa accompagnarle verso una meta sconosciuta o poco battuta, quale, forse, il passaggio da uno stato ferino-istintuale a uno stato superiore di coscienza e di spirito. Inoltre, ciò che sorprende visionando le opere di Rutigliano, è la maturità concettuale dell’artista – unita a un’inconsueta padronanza pittorica – che imprime una forte personalità e un tratto distintivo dell’autore. In ultimo, una sensazione di rinascita che promana dai lavori, che sembra stimolare a una partecipazione attiva dell’umano all’universo, a un ciclo vitale di ampio respiro che abbraccia l’intera esistenza”.

giovedì 26 novembre 2015

L’artista Alessandra Chiffi con E=mc² al Fondo Verri






Venerdì 27 Novembre alle ore 18.00, l’associazione culturale Fondo Verri
ospiterà il vernissage della mostra personale dell’artista Alessandra Chiffi dal titolo E=mc².


La locandina realizzata da Alessandra Chiffi per la mostra al FV
Ogni atto diviene poetico quando il pensiero trasmigra nelle cose. Il fare - che è pensiero e azione – costruisce, offre all’immaginario la materia di visioni che nell’intenzione dell’artefice sono testo, forma, “terra” per la semina del “senso”, nuovo, ogni volta che l’invito allo sguardo si rinnova.
Le opere di Alessandra Chiffi sono figlie di trasmigrazioni intellettuali. Meditazioni filosofiche mischiano il campo e l’immagine, la sua stessa assenza diventa campo di attesa, di riflessione per il guardare dell’altro. L’ordine e il non ordine; l’archetipo e il presente, il passato e ciò che è, trovano nella superficie compositiva lo spazio del respiro. Nella mostra che ospitiamo al Fondo Verri dal 27 novembre al 5 dicembre le “campiture” vengono da altro: segni/semi tornano, come una grammatica, a scrivere l’evento di un nuovo incontro, la pagina è sempre bianca quando si chiama l’altro all’esserci dell’arte, l’artefice muove le sue “forme del probabile”, la materia di una scrittura sempre densa in ciò che non dice. In ciò che sospeso rimane tra i bianchi e i neri, nei molti toni del grigio. Lucidare gli occhi serve! Scavare oltre l’ordinario e l’abitudine. Forarseli gli occhi se è il caso, per trovare pace, abbandono e guardare dove mai s’è guardato. A questo serve l’esercizio dell’autore, del pittore, dell’artista: a questo continuo sollecitare.

L’artista Alessandra Chiffi è nata a Taranto il 26 novembre 1986. Attualmente risiede in Via G. De Dominicis, 73120 Lecce. Dopo essersi formata nel Liceo Artistico Lisippo di Taranto, ha conseguito il diploma di secondo livello nell’Accademia di Belle Arti di Lecce.
Mauro Marino


Il vuoto cerca la sua forma e nel suo concretizzarsi genera ancora se stesso, non come contenitore inerme, ma come oggetto attivo e creativo. Esso si presenta come fonte di infinite possibilità, in tal senso il vuoto è in realtà il “massimamente pieno”. Nel suo divenire si scontra con il suo opposto e con esso si riconcilia.  Ogni aspetto del Tutto nasce da questo dinamico e continuo relazionarsi dei contrari, un ritmo a due tempi che nel suo stato di equilibrio raggiunge la massima armonia per poi allontanarsene e cominciare un nuovo ciclo.  Questo si ripete su infiniti livelli e infinite scale, nel micro come nel macrocosmo, seguendo un modello frattale. Tale struttura è in parte dominata dal caso; la natura, priva di volontà, agisce per spontanea emanazione, non è pensiero, ma puro Atto.
Queste opere non sono rappresentazioni, non illustrano il Tutto ma ne fanno parte e imitandone i meccanismi diventano esse stesse il Tutto.
Alessandra Chiffi



venerdì 20 novembre 2015

Simulacrum i ritratti di Stefano Brogna al FV




Un ritratto da Simulacrum

Sabato 21 novembre, alle 19, al Fondo Verri, a Lecce, in via Santa Maria del Paradiso 8, il vernissage di “Simulacrum”  collezione di ritratti realizzati da Stefano Brogna a cura di Monica Lisi.

Un ritratto da Simulacrum
L'arte è da sempre messagera e testimone, pronta a registrare in tempo reale i gusti ed i cambiamenti di un'epoca, di deunciare all'occorrenza o di veicolare bellezza. A volte con la forza che la connota, o con la leggerezza che appare a chi guarda ma che nasconde fatiche, desideri, speranze degli artisti che hanno creato le loro opere. I lavori di Stefano Brogna tracciano puntuali il pensiero contemporaneo. Un pensiero giovane, giovanissimo, ritratto nei volti di ragazzi e ragazze che lui ha scelto per questo suo primo lavoro. Perchè Stefano è appunto giovanissimo e coraggiosamente si mette in gioco e ci consente di entrare in punta di piedi in un universo sicuramente distante dal nostro, in un salto generazionale che ci mostra sguardi e trasformazioni a cui forse non siamo preparati. Corpi in divenire che cercano identità, che mischiano generi e li ridefiniscono donandoci nuovi sorprendenti significati. Il tratto nero racchiude e definisce e lascia spazio a grafismi di segni e matite, per poi ritornare con il colore a sottolineare o forse a evidenziare. Stefano si confronta con un tema difficile, il ritratto appunto, e lo fa con quella leggerezza utile a raccontare storie, identità, memorie, sentimenti. Lo fa come bisogno ma anche come desiderio, con la curiosità che ci serve a guardare ed a cercare in loro quel senso, quell'altro utile se non indispensabile a comprendere processi e cambiamenti.
Monica Lisi

Un ritratto da Simulacrum


venerdì 30 ottobre 2015

LIMITI - La pittura di Filomena D'Ambrosio al FV



 

Martedì 3 novembre, alle 18.30
l'inaugurazione della mostra di pittura di Filomena D'Ambrosio

LIMITI
La mostra rientra in un’iniziativa realizzata con il sostegno della Regione Basilicata
e del Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri”.

Martedì 3 novembre 2015, alle 18.30, il Fondo Verri ospita il vernissage della mostra di pittura di Filomena D'Ambrosio “Limiti" (iniziativa realizzata con il sostegno della Regione Basilicata e del Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri). Interverranno la critica Mihaela Cristea, del Museo di Targu Jiu (Romania) e la professoressa Patrizia Staffiero docente di Storia dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Lecce. 

La mostra sarà visitabile sino al 16 novembre.

 

Una collezione di opere monocrome, bianco su bianco. «“La monocromia – diceva Yves Klein – è la sola maniera fisica di dipingere che permette di raggiungere l’assoluto spirituale”. Parole che bene si addicono al lavoro di Filomena D’Ambrosio – scrive il critico Carmelo Cipriani - che punta a raggiungere l’assolutezza formale trasfigurando il paesaggio nativo, del quale cerca di catturare lo spirito anziché l’esatta topografia. Tra supremazia del bianco e leggiadri accostamenti cromatici si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un mondo che si sta sfaldando, in cui ogni dimensione fisica va progressivamente trasformandosi in dimensione metafisica».

Per Tommaso Ariemma, filosofo e docente di Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, “le opere di Filomena D’Ambrosio sono un’intensa meditazione sul principio del legame (…). La scelta del bianco, vuole sottolineare quanto ciò che consideriamo puro, distaccato, sia invece anch’esso coinvolto nel legame, al punto da esserne il principio. (…) Scegliere il bianco, “limitarsi” al bianco, significa lavorare su uno dei più grandi pregiudizi dell’Occidente, che opera, tra l’altro, proprio all’interno del sistema dell’arte contemporanea. Da decenni le opere non sono più attaccate l’una all’altra come nei celebri salons, separate solo da un’imponente cornice. Adesso è lo spazio bianco delle pareti, il celebre white cube, a separare, a isolare le opere, che fanno sempre più a meno, pertanto, delle vistose cornici del passato. D’Ambrosio porta questo bianco all’interno dell’opera, per renderlo protagonista e ripensarlo. L’artista moltiplica il bianco in una singolare “cromofilia”: i suoi bianchi sono plurali; ora circoscritti, ora infetti, mai puri. Il risultato sono opere che si cercano, che formano coppie, che si legano e si tendono.

Il bianco lega, e lega perché separa. Un concetto paradossale che tuttavia mostra la sua verità tutte le volte che riflettiamo sul desiderio che sta alla base della relazione più intensa, quella sessuale. Il termine sessuale, infatti, viene da secare: i sessuati sono i separati. Il loro desiderio ha origine da una separazione, da un taglio. Ed è il desiderio per eccellenza, il modello di ogni desiderio.
I limiti di cui parla Filomena D’Ambrosio sono allora accessi, risonanze, fili, vincoli.
In ogni caso, un essere l’uno per l’altro.


Filomena D’Ambrosio
è nata nel 1981 a Policoro (MT). Trascorre l’infanzia a Tursi (MT). Dopo il diploma, si trasferisce a Firenze, dove intraprende il proprio  percorso artistico.
Nel 2006 si trasferisce a Lecce, studia pittura e incisione presso l’Accademia di Belle Arti, e conclude il percorso specialistico, nella sezione di Pittura.
Nel 2013 vive per alcuni mesi in Romania dove lavora in un istituto psichiatrico con un progetto di arte terapia, insegna pittura in un liceo artistico, e fa la sua prima mostra personale titolata  “Un po’ di Tempo” a cura del critico Mihaela Cristea.
Tornata in  Italia chiude il suo percorso accademico con una personale titolata “Da qui Ritratto. Una retrospettiva inversa”,  a cura del filosofo Tommaso Ariemma.
Nel 2015 ritorna in Romania per un progetto di ricerca, qui nasce un nuovo linguaggio artististico rappresentato nelle opere “Limiti”, in una mostra a cura di Mihaela Cristea.    Nello stesso periodo presenta la mostra fotografica “I pensieri di Cono” a cura di Gaina Dorel, a Cluj Napoca.
Le sue opere affrontano il legame fra l’uomo, la natura e il simbolismo inconscio.
Lavora in Italia e all’estero.

domenica 4 maggio 2014

I Giochi di Simone Gualtieri



Venerdì 9 maggio, dalle 19.30, al Fondo Verri
Giochi
Mostra fotografica di Simone Gualtieri, dell’Associazione Labirinti Artistici

Simone Gualtieri

Simone Gualtieri è un artista fotografo, il banchetto con i suoi scatti è spesso in mostra lungo Corso Libertini a Lecce, alcune sue immagini sono anche oltreoceano, molti sono infatti i turisti che si soffermano ad apprezzare i suoi scatti scegliendoli a ricordo del loro viaggio salentino.
Leccese,  Simone Gualtieri è nato il 13 marzo del 1982. Una forte passione per per il bianco e nero motiva la sua ricerca iniziata da autodidatta e affinata poi con la frequentazione di workshop e corsi, tra cui quello tenuto da Lorenzo Papadia e Marco Rizzo nel 2011 da Zei.
Diverse le mostre, collettive e personali, dove Gualtieri ha affrontato diversi temi; da volontario del Canile Sanitario di Lecce ha realizzato una mostra dedicata alla vita dei cani all’interno di un canile. L’ultima mostra risale a Febbraio 2014 presso il Museo Faggiano di Lecce.
Gualtieri è  inoltre presidente dell’Associazione culturale Lab. Art. (Labirinti Artistici),  che nasce con il proposito di coinvolgere giovani artisti in attività sociali tese alla rivalutazione degli spazi urbani  e al reintegro di persone svantaggiate che attraverso l'arte possono trovare un modo costruttivo per il reinserimento nella società.

"Giochi" quotidiani è il titolo della mostra che sarà ospitata nella saletta del Fondo Verri, l’inaugurazione venerdì 9 maggio, dalle 19.00. Venti nuove immagini dove il tema dominante sono le luci e le ombre e su cosa con un po’ di fantasia e attenzione si può ottenere giocando con il chiaroscuro.