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sabato 4 gennaio 2020

Semeraro, Santoro e Piepoli al Fondo Verri

“Le Mani e l’Ascolto” XIX edizione

Rassegna di incontri con il pianoforte tra parole e suoni al Fondo Verri 


La chiusura della XIX edizione della rassegna Le Mani e l'Ascolto, lunedì 6 gennaio, alle 19.30, in apertura di serata, nella saletta del Fondo Verri, in via Santa Maria del Paradiso 8, a Lecce, con la presentazione di “A cosa serve la poesia. Un diario. 365 giorni” di Giuseppe Semeraro edito da Anima Mundi. A seguire, a cura di Giorgia Santoro, la comunicazione di una nuova edizione in inglese della guida salentina sui cammini della via Francigena e il recital Like a wind song con Fabrizio Piepoli- voce, pianoforte, chitarra elettrica - musiche di Sandy Denny, Judee Sill, Nick Drake, Roy Harper, Bill Fay, Linda Perhacs, Shelagh McDonald, Joni Mitchell, Fabrizio Piepoli.

A cosa serve la poesia? Non lo so, anzi più si sommano le risposte più oscura diventa la domanda. Ho capito che a questa domanda così grossa si può rispondere solo con la forza diretta del presente, trovando ogni giorno una risposta diversa, senza cercare la risposta perfetta. Per questo motivo dentro queste risposte c’è la mia vita semplice con tutte le sue altezze e con tutte le sue miserie, con i suoi miracoli e le sue banalità. Questo libro diario va letto come un corpus unico, quasi osservandolo da lontano come una specie di monumento fragilissimo composto da tantissimi inutili sassolini che insieme tengono in equilibrio l’impossibile.  (Giuseppe Semeraro). A cosa serve la poesia? Una domanda con cui si interroga il poeta dando ogni giorno una risposta diversa. Il risultato è questo diario al tempo stesso intimo e politico, lirico e viscerale, composto da 365 poesie, una per ogni giorno dell’anno. Un invito che l’autore ci rivolge con questo libro a non sprecare neppure uno dei nostri giorni, poiché se guardiamo bene, in ogni cosa, in ogni nostra giornata si cela il seme della poesia. Il volume è arricchito dalla splendida prefazione a cura di Claudia Fabris.

La stagione del folksinging inglese e americano a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 ha visto brillare alcune delle perle più preziose che la musica ci abbia mai donato, artisti ispirati e visionari apparsi per un breve lasso di tempo sulla scena musicale e presto, troppo presto, fuoriusciti dalla stessa complici gli eventi delle loro vite rocambolesche. Molti anni dopo i loro dischi, i loro destini divennero oggetto di vero e proprio culto tra gli appassionati del genere, alcuni dei quali si misero sulle tracce di queste vite disperse, intenti a scovare ‘i sopravvissuti’ in qualche angolo del mondo e riportarne alla luce la memoria musicale. Il mio è un tributo al genio fragile di questi artisti, indossandone una manciata di canzoni come gioielli, persi e ritrovati. 

Fabrizio Piepoli Cantante, polistrumentista, compositore, didatta della voce, attivo da più di vent'anni sulla scena musicale della world music italiana, occupandosi in particolare delle antiche tradizioni musicali del Mediterraneo. Attualmente impegnato nel progetto solista Il Cedro e la Rosa (il cui disco omonimo è uscito nel 2019), che mescola canti sacri e profani tradizionali del Mediterraneo con composizioni originali. Suona stabilmente con La Cantiga de la Serena (musica antica del bacino Mediterraneo). E’ stato dal 1998 al 2016 voce del gruppo di world music Radicanto e annovera collaborazioni con: Raiz, Almamegretta, Teresa De Sio, Lucilla Galeazzi, Ensemble Calixtinus, Michel Godard, Ensemble Micrologus, Mohssen Kasirossafar, Jamal Ouassini e orchestra arabo-andalusa di Tangeri, Eugenio Colombo, Bobby McFerrin, David Murray. Nel 2011 pubblica il cd “Autumn Sessions”, dedicato alla rilettura di alcune ballate della tradizione irlandese, scozzese e inglese, in una chiave ispirata al folk prog dei primi anni ’70. Affianca all’attività concertistica una intensa attività didattica come insegnante di canto. Tiene regolarmente workshop e masterclass dedicate alla prassi esecutiva delle musiche di tradizione del Mediterraneo. 


Si ringrazia MERICO Pianoforti, Cantina BONSEGNA Nardò, CAROLI Hotels

Milena Magnani e Starnuto Nolente al Fondo Verri



“Le Mani e l’Ascolto” XIX edizione

Rassegna di incontri con il pianoforte tra parole e suoni al Fondo Verri 


Domenica 5 gennaio2020, doppio appuntamento al Fondo Verri, in via Santa Maria del Paradiso 8, a Lecce, al mattino, alle 11.oo, l’aperitivo per l’Epifania con la presentazione del romanzo “Il circo capovolto” di Milena Magnani riedito da Kurumuny. Con la scrittrice, l’organetto di Donatello Pisanello e la voce di Piero Rapanà.
L’appuntamento serale, dalle 20.00, è con la poesia per la performance per voce e contrabbasso di Luca Tommasicchio in “Starnuto Nolente”.

Nel romanzo il “Circo capovolto”, riedito da Kurumuny, Milena Magnani racconta di “un campo rom al confine di una città. Si intravedono fabbriche in disarmo, tangenziali, supermercati. Un villaggio con leggi e lingua proprie, visitato episodicamente da polizia, operatori sociali, autoambulanze. C'è un capo burbero, diffidente, violento. Quando arriva Branko l'ungherese, l'accoglienza è fredda: deve restare ai margini fangosi del campo. Eppure a sera gli vanno intorno i bambini, incuriositi dal suo grosso baule. Vogliono conoscere la sua storia. Ogni sera, fuori dal rifugio di lamiere, Branko ne racconta un pezzo. Una storia di circo e di guerra, di acrobati e campi di sterminio. Branko è discendente di una dinastia di circensi. Il nonno ha perso la vita insieme a tutta la sua famiglia in un campo di prigionia. Il padre di Branko, unico sopravvissuto, ha celato al figlio le proprie origini. Ma il passato torna a galla, e Branko ripercorre le orme del nonno. La luce del giorno scopre la durezza del vivere, ma al calar del sole Branko riprende il racconto e infine mostra ai ragazzini il contenuto del misterioso baule. Dentro c'è un intero circo, con clavette, birilli e trapezi. E allora la sera si colora, e i bambini si trasformano in acrobati, clown, giocolieri. La voce di Branko, dolce, fragrante di sogni e di futuro, è in realtà la voce di un morto. L'ungherese è stato ucciso ma non sa morire, non fino a quando non è sicuro che abbiamo capito che l'immaginazione è più forte, che la vita è più forte”.

Starnuto Nolente è uno spasmo involontario che si esprime attraverso un’interpretazione teatrale e rituale di versi e un arrangiamento musicale in cui il contrabbasso viene esplorato in tutte le sue possibilità espressive dalla più classica alla meno consueta, e si serve dell’impiego di oggetti di uso più o meno quotidiano utilizzati come percussioni, di tanti bicchieri di vino, e di tutto ciò che può servire ad amplificare l’atmosfera rituale e visionaria dell’esibizione.
Starnuto nolente è un tentativo di generare un rito. Un rito in cui, naturalmente, il flusso di coscienza espresso in versi, di suggestioni date dalla natura, incontaminata o urbana che sia, dalle relazioni con gli altri sconosciuti di passaggio o intimi, si coniuga col linguaggio istintivo e ancestrale della musica. Musica e versi cercano in ogni modo di abbracciarsi e di individuare la melodia che le accomuna, provando ad esprimerla, amplificandola. Ogni suggestione che può arrivare dal suono di una parola e dalle allegorie che questa può portare con se, viene esplorata attraverso le possibilità della voce, delle sue sfumature di tono e di espressione, e amplificata dalla forza grave, calda e avvolgente del contrabbasso. Per far questo lo strumento voce e il contrabbasso vengono utilizzati in modo non convenzionale. I versi non vengono letti, ma recitati melodiosamente, le corde del contrabbasso non vengono soltanto accarezzate dai crini dell’archetto, ma percossi da un mallet da batteria, o vibrati da una forchetta, la cassa armonica utilizzata come un tamburo. Anche oggetti di uso quotidiano (una tinozza, una lamina di alluminio, il coperchio di una pentola, una spatola, una bottiglia, ecc.) trovano spazio in questa ricerca, e i suoni che da essi si possono ricavare si aggiungono alla melodia per amplificarne l’efficacia, o per romperne le regole. Così starnuto nolente vuole creare il suo rituale. Ritrovare l’intenzione di un simposio. Traghettare lo spettatore in un viaggio costellato di percezioni e di incontri, di empatie momentanee e salvifiche, di contatti umani che sfidano ancora incessantemente la prepotente virtualità dei nostro oggi, in nome dell’empatia del bisogno di stupirsi di fronte alla natura e alla bellezza di panorami mentali, cittadini e umani carichi di contraddizioni, di eroismi e di fallimenti, ma sempre genuini e luminosi.

Si ringrazia MERICO Pianoforti, Cantina BONSEGNA Nardò, CAROLI Hotels

Irene Leo e Marco Poeta al Fondo Verri



“Le Mani e l’Ascolto” XIX edizione

Rassegna di incontri con il pianoforte tra parole e suoni al Fondo Verri 

Sabato 4 gennaio, sul palchetto del Fondo Verri, in via Santa Maria del Paradiso 8, a Lecce, dalle 19.30, per la rassegna Le Mani e l’Ascolto, i versi di Irene Ester Leoraccolti in “Fuoco bianco” edito da Capire edizioni e, a seguire, il concerto “Binario tre. Storie dalla Grecìa Salentina” con il chitarrista Marco Poetaaccompagnato da Claudio Mangialardial contrabbasso e dalle percussioni di Roberto Chiga.

Scrive Davide Rondoni presentando “Fuoco bianco” di Irene Ester Leo: “Ecco una voce che deve arrivare al candore, al fuoco bianco, al candi­do. Ci arriva per violenza e trattenimento, per fuga ed eccedenza e per misura. Arrivare deve alla luce che, lo sappiamo, arde nel Salento inte­riore e in quello manifesto di una terra e di una poetessa che in quella accensione si interpretano a vicenda. La voce di Irene Ester Leo, esage­rata, ovvero eccedente l’azione propria che ci si attende dalla poesia e dunque, proprio per questo, poesia che provoca e chiama, si è da subito qualificata come potente e infera. 
Nutrita da vaste linfe dell’arte della parola, dai grandi del Novecento (che compaiono in citazioni di apertura) fino alla conterranea Claudia Rugge­ri, la voce di Irene Ester dà conto di una situazione limite, sofferta eppur cercata, come luogo dove il mondo «non accade due volte/ se ci sono i tuoi occhi». Il suo tendere a una fusione con gli elementi della natura, sospinta dalle varie esperienze, dalle diverse vie dell’amore, nutrito pari­menti da furori e malinconie, non è dunque un panismo, e nemmeno un facile estetismo. Lo segna un senso di creaturalità, dovuto anche all’espe­rienza della maternità, una ricerca dell’Origine, di quel fuoco bianco che si fa uno con la rosa, come vide Thomas Stearns Eliot. E proprio questo nome di poeta, pur così lontano dalle sensibilità di una poesia mediterra­nea, greca, da finibus terrae, suggerisce l’ampiezza della sfida della Leo, di una poesia che nasce ma non resta più nel Novecento”.

Irene Ester Leo, 1980, laureata in Storia dell’arte, critico d’arte e lettera­rio. Ha pubblicato: Canto Blues alla deriva, Besa, 2007; Sudapest, Besa, 2009; Io innalzo fiammiferi, con prefazione di Antonella Anedda, Lieto­colle, 2010 (Premio Letterario Nazionale di Calabria e Basilicata 2010, primo classificato); Una terra che nessuno ha mai detto, prefazione di Andrea Leone, Ed. della Sera, 2010; Cielo, prefazione di Davide Rondo­ni, La Vita Felice, 2012 (Secondo classificato Premio Laurentum 2012).  I suoi versi sono stati tradotti in lingua spagnola, per l’America Latina, e in inglese su riviste internazionali.

Marco Poetanasce nel 1957 a Recanati, nelle Marche, cittadina che diede i natali al tenore Beniamino Gigli e al grande poeta Giacomo Leopardi. Inizia a suonare la fisarmonica all’età di 4 anni e la chitarra a 5 (quest’ultima sarà strumento che non lascerà mai più),  il tutto da totale autodidatta perché tutt’oggi non conosce e tanto meno legge l’ortografia musicale. Trascorre l’adolescenza musicale nelle balere;nella prima metà degli anni ’70 erano molto in voga. Suona in svariati night club proponendo sin da allora generi musicali particolarmente interessanti, interpretando con chitarra classica e voce la canzone napoletana antica, la bossa nova, autori come Bruno Martino e un po’ di Fado strumentale. A 20 anni il suo rapporto con la bossa nova si intensifica. Di lì a breve si dedica interamente a questo genere musicale, specializzandosi chitarristicamente nello stile di Baden Powell e vocalmente alla maniera di Joao Gilberto. A quei tempi fu un pioniere, poiché in Italia la bossa nova era un genere decisamente poco conosciuto.

Si ringrazia MERICO Pianoforti, Cantina BONSEGNA Nardò, CAROLI Hotels


Romano e Perrotta al Fondo Verri



“Le Mani e l’Ascolto” XIX edizione

Rassegna di incontri con il pianoforte tra parole e suoni al Fondo Verri 

Venerdì 3 gennaio 2020, dalle 19.30, una serata tutta al femminile per Le Mani e l’Ascolto, nella saletta del Fondo Verri, in Via Santa Maria del Paradiso 8, a Lecce, la presentazione del libro di Maria Pia Romano“Donne in apnea” edito da Il Grillo editore e il recital della cantantautrice Francesca Romana Perrotta.

“Donne in apnea” di Maria Pia Romano racconta di “Dieci donne, dai diciassette ai cinquant'anni. Si guardano allo specchio e si raccontano: ciascuna a suo modo. C'è la quarantenne che è precaria da una vita e tenta di sfruttare la sua laurea presentandosi al concorso per un Dottorato di Ricerca; la donna fresca di separazione che ritrova la gioia di vivere iscrivendosi all'Associazione podistica del suo paese; la donna che studia per i 24 CFU perché vuole fare il Concorso a Cattedra nel miraggio del posto fisso; quella che trova gli amori in chat e quella che vive accostando parole, di notte, perché la scrittura è salvezza. C'è la madre mancata e quella che soffre, perché il figlio adolescente rimane chiuso nel silenzio della sua cameretta. C'è la donna di cinquant'anni che ha scelto di rifarsi il seno e poi c'è l'estetista che raggiunge il marito muratore in Germania e manda le foto sul gruppo Whatsapp della famiglia. C'è anche la ragazza di diciassette anni che va in vacanza da sola con le amiche per la prima volta nella sua vita. E non solo. Chi arriverà fino in fondo scoprirà dell'altro...
Maria Pia Romanoè nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di Uffici Stampa, Comunicazione e Social Media Management. Ha all’attivo le raccolte di poesie:“Linfa” (LiberArs, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu”, (Besa 2008) e “La settima stella” (Besa 2008) e i romanzi “Onde di Follia” (Besa 2006), “L’anello inutile” (Besa 2011-2012-215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy il Vizio di leggere, Rai 1, e finalista Premio Nabokov; “La cura dell’attesa” (Lupo 2013), vincitore Premio Libriamola 2013, Premio Carver, Premio Il Tombolo Città di Cantù e Premio Città di Mesagne, finalista Premio Essere Donna Oggi 2016; e “Dimmi a che serve restare” (Il Grillo editore 2015), Menzione d’onore Premio Bari Città Aperta 2016. Il racconto “Settembre a Gallipoli” è stato pubblicato nelle edizioni Rai-Eri. Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.
La sensibilità e il sentire musicale di Francesca Romana Perrotta spazia dal rock alla canzone d’autore, una militanza e una costanza creativa riconosciuta e confermata da diversi e importanti premi. Negli anni, la cantautrice salentina ha collaborato con nomi di grande rilievo della scena musicale italiana come Teresa De Sio,Cristiano De André, Luigi Pacifico. Nel suo ultimo lavoro discografico,"L'ora di mezzo" - l’attimo subito prima della sera. Quando c’è ancora un barlume di luce ma i confini delle cose non sono più così definiti - è accompagnata da Gianluca De Rubertisal pianoforte e alle tastiere in quasi tutte le tracce e alla voce (in duetto) in Io sono l’egoista. Tema fondamentale della produzione musicale di Francesca Romana Perrotta è l’impegno sociale fortemente declinato al femminile espresso sia attraverso canzoni autobiografiche sia raccontando le storie di altre donne. Donne illustri della storia e della letteraturasono, infatti, le protagoniste assolute, accanto ovviamente alla stessa Francesca, “una voce che – ha affermato il grande regista Pupi Avati - suona libera da pregiudizi e stereotipi, piena di una passione assoluta e di un forte senso della dignità umana”.

Si ringrazia MERICO Pianoforti, Cantina BONSEGNA Nardò, CAROLI Hotels



Bocciamo e Taurino al Fondo Verri

“Le Mani e l’Ascolto” XIX edizione

Rassegna di incontri con il pianoforte tra parole e suoni al Fondo Verri 

Giovedì 2 gennaio, per la rassegna Le mani e l’Ascolto, nella saletta del Fondo Verri, in via Santa Maria del Paradiso 8, a Lecce, si è tenuta la presentazione del libro “Zia Valeria”di Rocco Boccadamoedito da Spagine, e, a seguire, Antonello Taurino ha presentato un’anteprima del suo nuovo lavoro teatrale “Sono bravo con la lingua, Una storia di fonemi, idiomi, linguistica e computer”.

Scrive Raffaella Verdesca: “La raccolta “Zia Valeria – Lettere ai giornali e appunti di viaggi” è una nuova collana nel forziere di parole di Rocco Boccadamo: incastonata tra l’acqua marina dell’insenatura dell’Acquavivae l’aurea filograna dei vicoli dell’Ariacorte, quartiere natio dell’autore nel borgo di Marittima, fa bella mostra di sé Castro, la Perla del Salento. Questi preziosi sono tenuti insieme dal robusto filo dei ricordi dello scrittore e valorizzati da parole tirate a lucido per la festa della condivisione con chi legge e con chi vorrà capire. Ci sono verbi e vocaboli eleganti, ci sono espressioni immaginifiche capaci di trasmettere luce alle emozioni del lettore, c’è finanche la personalità curiosa e vulcanica dell’autore che, a piedi o su una vecchia Fiat 600, su una barca o in sella a uno scooter color sabbia, passa in rassegna il mondo e il suomondo con gli occhi del ragazzo di ieri e di oggi. Rocco Boccadamo vuole sapere, ama chiedere e non lo fa per lasciare ogni risposta chiusa nel suo forziere di esperienze, ma per capire e coinvolgere quante più persone possibili nel confronto sulla vita, quella senza date se non nel cuore.
L’adorata madre Immacolata, la zia Valeria, gli antichi insegnanti, i compagni di scuola e di lavoro, il mare, la famiglia, il vento, gli eventi, i tanti personaggi e abitanti di Marittima, il pescatore che non pesca più, gli amici, rappresentano tutti la manodopera che ha aiutato Boccadamo a rendere unica anche quest’ultima e raffinata collana di ricordi e di parole.
Il mare di Castro culla il raro monile tra i righi, carezzando il baule di cultura e sensibilità che lo custodisce. Dopo aver letto e memorizzato simili gemme di bellezza e sentimento, ci sentiamo più ricchi anche noi”.

Rocco Boccadamoè nato a Marittima e vive a Lecce. Già dirigente bancario, dal marzo 2009 è iscritto, come pubblicista, all’Albo nazionale dei giornalisti.
Ha dato alle stampe i volumi: Volare in alto (2004), Il geco e la coccinella (2005), Ad una Lei (2006), Luminosa stella (2007), Io sono chi (2008), Il barbiere di Natale (2008), Il cavamonti sognatore (2009), Righe fuori schema (2010), Quell’antico suonatore d’organo (2011), Quando il gallo cantava la mattina (2012), Una matinée al Santalucia (2013), L’asilo di donna Emma (2014). Ha, inoltre, pubblicato: per i tipi di Capone Editore, il volume Compare mi vendi una scarpa? - Luoghi, vicende e volti di un cantastorie salentino (2014); con Spagine Fondo Verri Edizioni, il saggio Fratello narrastorie – Ricordo di Giorgio Cretì, nativo di Ortelle, recentemente scomparso (2015), e i volumi Anita, detta Nnita (2015),  A Castro, con il cuore - Omaggio alla Perla del Salento, luogo dell’anima (2016), Luca e il bancario (2016) e Gli sposi di Monteruga (2017). Collabora a quotidiani on line e cartacei e a periodici e siti web di cultura salentina. Nell’agosto 2017, l’Amministrazione Comunale di Castro ha conferito a Rocco Boccadamo il Premio “Castrum Minervae” (XII edizione) per la cultura.

“Sono bravo con la lingua, Una storia di fonemi, idiomi, linguistica e computer” - il nuovo spettacolo di Antonello Taurino che debutterà a Milano, in gennaio, al Teatro della Coperativa - è un viaggio nella linguistica attraverso le curiosità più divertenti degli idiomi del mondo, un monologo nello stile di altri spettacoli di Taurino: argomenti serissimi trattati in modo comicissimo. Qui è l’esilarante confessione di un docente di lingue antiche alle prese con la svolta lavorativa più destabilizzante della sua carriera: la possibilità di trasferirsi in un’azienda hi-tech della Silicon Valley.

Antonello Taurinoè nato nel 1980 a Copertino (LE), si è laureato nel 2004 con 110/110 in Lettere Moderne presso l’Università di Lecce con una tesi su “Ritratto di Signora nell’opera teatrale di Carmelo Bene”. Si è diplomato nel 2005 in Chitarra Classica presso il Conservatorio “N. Rota” di Monopoli, studiando con i docenti M. Felici e L. Micheli. Ha pubblicato nel 2005 per Lupo Editore “Li Fatti ti Paese: bozzetti di vita a sud del sud”, raccolta di testi teatrali in
vernacolo salentino. Alcune sue battute sono contenute nei libri “Le cicale 2006” e “Le cicale 2008”, di Gino & Michele, Kovalski Editore. Dal settembre 2015 è autore della rubrica “S-COOL!” per Smemoranda.it. Partecipa dal 2003 al 2019, anche in qualità di autore di tutti i suoi testi, alle trasmissioni “Zelig” e “Zelig Arcimboldi” di Canale 5 e Zelig Channel, con il “Clerico Vagante”, “I mestieri più stupidi del mondo”, “Il Professor Taurino” e “Il Teatro senza Conflitto”, realizzato con Rubes. Ha vinto il Primo Premio assoluto al “Festival del Cabaret” di Aversa (2001) e il Premio della Critica al Festival del Cabaret “Città di Gallarate” (2003) e di Martina Franca (2011). Ha conseguito il Diploma del Master triennale di specializzazione in Arte drammatica “SAT- La Scuola dopo il Teatro” 2005-2008 presso Akt-Zent (Berlino) e GITIS (Mosca), tenuta dal pedagogo russo Jurij Alschitz e nel 2010 quello presso la “Scuola Internazionale di Teatro-Kuniaki Ida (Milano). Inoltre si è formato con: CTKoreja, Jango Edwards, Emma Dante, Eugenio Allegri, Accademia “Paolo Grassi”, Paolo Rossi, Alfonso Santagata, Ecole Internationale “Jacques Lecoq”, The “Susan Batson Studio” (New York City). È autore e interprete degli spettacoli comici “La Cosa Fissa” (2001), “Guasto” (2003), e “Comedian” (2008, dal 2012 in tournèe anche a New York, Londra, Parigi, Amsterdam, Edimburgo). Poi, di “Tuz & Bach” (2006), tratto da “Tre Sorelle”; “Poeti Folgorati, Reading su Luciano Folgore” (2007); “Ione” da Platone (2008); “Il Diavolo. Il sogno di Ivan Karamazov” (2008), Premio Calanchi “San Marino 2009”; “Miles Gloriosus: ovvero morire d’uranio impoverito”, (2011), sua prima pièce per il teatro, in scena al Piccolo Teatro di Milano, Premio “Migliore Regia” al “Festival Nazionale Calandra - 2011” e il cui testo è stato pubblicato per “Scienza Express” con prefazione di Franca Rame; “Trovata una sega!” (2014), sulla vicenda dei “Falsi Modigliani” del 1984, Primo Premio Assoluto al “Festival
Nazionale Calandra - 2017”, debutto come finalista al Festival “Kilowatt 2014”, e in scena anch’esso al Piccolo Teatro Grassi nella selezione del Festival “Tramedautore 2015”; “La scuola non serve a nulla!” (2016), selezionato per i premi “Rifugio d’artista 2016”, “Theatrical Mass 2017” e “Troia Teatro festival 2017”; “Dottor Jekyll e Mister Aspie” (2018), con Marianna Esposito e Carlo Turati, “Sono bravo con la lingua”, con Carlo Turati (2020) In teatro ha lavorato con Jurij Alschitz (“Tre Sorelle” 2005); Cantieri Teatrali Koreja (“Sei Personaggi in cerca d’autore”, 2002 e “Il sogno di una notte di mezza estate”, 2005); Gianpiero Borgia (“Ritratto di Signora” di C. Bene, 2005 e “Escaping Hamlet”, 2007); Teatro dei Filodrammatici (“Taglich Brot” di G. Danckwart, “Babel Taxi” di M. Kacimi, “Khamsoun” di J. Baccar); Democomica (“Che bella Milano”, 2010). Inoltre: Pali e Dispari (“Favelas”, 2006); Sergio Sgrilli (“Neuro”, 2006); Alessandro Fullin (“Il Riso è Manifesto: Serata di Cabaret Difficilissimo”, 2007); Rubes (“Copertino Barghe senza conflitto”, 2008), Formattart (“La Nave dei Folli”, 2012). Nel 2013 realizza “Monty Python’s Night” con la compagnia “Democomica”, spettacolo di cui cura anche la regia e con cui si è aggiudicato il 2° premio al Festival Nazionale gruppi comici “Gianni Palladino”. Fa parte, con Claudio Batta, Diego Parassole e altri, del gruppo “Comici Associati”. Dal 2011 è anche docente in corsi sull’uso di tecniche teatrali a beneficio dei più diversi ambiti lavorativi: soprattutto per colleghi docenti a scuola. Dal 2016 è docente del corso di scrittura comica presso “Zelig Cabaret”.


La rassegna “Le Mani e l’ascolto” è realizzata con il contributo di
 MERICO Pianoforti, Cantina BONSEGNA Nardò,CAROLI Hotels

domenica 29 dicembre 2019

Stefania Ruggieri e Valentina Madonna al Fondo Verri






A chiudere idealmente l’attività 2019 del Fondo Verri, lunedì 30 dicembre, alle 19.30, la lettura a cura di Stefania Ruggieri dei versi raccolti nel libro “La luce non è spenta il varco non è attivo” edito da Lieto Colle e, a seguire, alle 21.00, il concerto “Per aspera ad Astor”, omaggio ad Astor Piazzolla, l’ideatore del Tango Nuevo, a cura di Astor duo. Introduce il concerto del soprano Valentina Madonna e con il pianista Domenico Balducci e il violinista Domenico Zezza. Introduce il musicologo Nicola Santoro.

 

In “La luce non è spenta il varco non è attivo” raccolta di versi di Stefania Ruggieri, edita da Lieto Colle troviamo versi spogli della punteggiatura, densi di rimandi e di significazioni. Una donna e il suo sguardo che meticolosamente fruga il perimetro dell’esistenza, delle cose, dell’ Io. La piccola antologia unisce - in un dialogo aperto - i versi con le intense fotografie di Paola Mischiatti tratte dall’album ‘Ri-presenze’.
Stefania Ruggieri, classe 1963, è una “meridionale di Puglia” come lei stessa ama definirsi. Una laurea in Economia ed esperienze lavorative nel settore acciaio e moda. Ha pubblicato i libri di poesia “Rosso di Fragola” (Congedo, 1994), “Sotto un sole che mai muore” (Milella Spazio Vivo, 2013), “l’anima” (Pulcinoelefante, 2017). Alcune e poesie sono apparse su “Nuovi Argomenti”, rivista letteraria trimestrale fondata a Roma nel 1953 da Alberto Carocci e Alberto Moravia.  

 

 

AstorDuo, composto dal soprano Valentina Madonna e dal pianista Domenico Balducci, nasce per rendere omaggio allo straordinario genio musicale di Astor Piazzolla; l'uomo che ha rivoluzionato il tango e che ha dato nuova vita e nobiltà a questo genere di musica nacque il giorno 11 marzo 1921 a Mar del Plata, in Argentina (non poteva essere altrimenti). Nel 1924 si trasferisce con la sua famiglia a New York per poi tornare nuovamente nel Sud America nel 1936, questa volta a Buenos Aires.
Qui, ancora giovanissimo, intraprende la carriera musicale. Riconosciuto da subito come uno straordinario solista di bandonèon (strumento a lamella libera, simile alla fisarmonica, paradossalmente nato in Germania a differenza del luogo comune che lo vuole tipicamente argentino), inizia la sua avventura in un'orchestra che si esibiva nei locali notturni della città, per poi "evolversi" e intraprendere una proficua attività di compositore accademico, temprata dalle lezioni parigine di Nadia Boulanger, generosa mentore di innumerevoli musicisti del Novecento, e da quelle del grande connazionale Alberto Ginastera. La sua personalissima ricerca sul Tango è connotata da linguaggio ritmico, da uno spirito fortemente drammatico e passionale, da vividi colori elementi fondamentali a cui quali Piazzolla si ispira per creare composizioni "quasi" classiche per struttura ed elaborazione, servendosi di tutti gli strumenti espressivi della musica "colta" e del jazz. Naturalmente, questo non mancò di suscitare rimostranze e disapprovazione da parte di alcuni conservatori, senza capire che in realtà l'arte di Piazzolla collocava il Tango definitivamente al di là del tempo e dello spazio, offrendo una dimensione colta e assolutamente nobile a quella tradizione. Oggi Piazzolla è ritenuto a tutti gli effetti uno dei più grandi compositori del Novecento e gode di stima e fama in tutto il mondo. Le sue composizioni sono interpretate da grandi orchestre e da famosi musicisti classici, oltrechè da numerosi jazzisti. Con la sua opera, il passionale musicista argentino ha dimostrato che il tango può essere un'espressione eterna dello spirito umano. Malato di cuore, Astor Piazzola si è spento il 4 luglio del 1992.


Introduce la serata il musicologo:
Nicola Santoro

Il Programma musicale 30/12


Inverno porteno
Oblivion
Yo Soy Maria
Ausencias
Chiquilin de Bachin
Che tango c’è
Jeanne y Paul
Vuelvo El sur
Chau Paris
Adios Nonino
Libertango