martedì 25 febbraio 2014

Le edizioni di Musicaos

Giovedì 27 febbraio al Fondo Verri di Lecce
la presentazione di Musicaos:ed
con  "Cani acerbi” di Gianluca Conte
e “Il romanzo osceno di Fabio” di Luciano Pagano


Due bellissime copertine per le prime uscite di Musicaos:ed

Musicaos:ed è un progetto editoriale indipendente nato dall’esperienza della rivista musicaos.it, fondata il primo gennaio del 2004 e diretta da Luciano Pagano. Il 27 e il 28 febbraio prossimo, verranno presentate le prime due produzioni di musicaos:ed, “Il romanzo osceno di Fabio” di Luciano Pagano e “Cani acerbi”, romanzo d’esordio di Gianluca Conte. La prima presentazione di entrambi i volumi, il 27 febbraio 2014, si terrà presso il FondoVerri (Via Santa Maria del Paradiso, Lecce), alle ore 19.00. Insieme agli autori interverranno con gli autori Mauro Marino e Piero Rapanà.
Nei primi dieci anni di attività, sulla rivista hanno scritto giornalisti, critici letterari, blogger, artisti, pittori, cineasti, e sul blog sono stati pubblicati oltre 1500 articoli, racconti, recensioni. Giuseppe Genna, nel 2008, ha definito Musicaos: “Uno degli snodi fondamentali della blogosfera letteraria che ha retto al crollo della medesima”. La rivista nel 2007 è stata inserita nel Best Off “Voi siete qui”, curato da Mario Desiati e pubblicato da Minimum Fax, insieme alla riviste digitali italiane più interessanti nella rete. Il sito, Musicaos.it, nel 2005 è stato giudicato “eccellente” dalla giuria di Premio Web Italia. La collana: SMARTLIT La collana Smartlit di musicaos:ed, diretta da Luciano Pagano, nasce con il proposito di raccogliere scritture legate alla narrazione e al raccontare storie, senza preclusioni di forma o genere, né limiti all’espressione che provengano dalla semplicità del dividere il mondo della scrittura nelle due categorie di narrativa e poesia. Testi unici, eterogenei, ‘precedenti’ letterari, uniti però dalla consapevolezza delle intenzioni e da una attenta cura editoriale. Scritti da esordienti e non. Ci sono parole differenti che hanno un’idea di fondo comune nell’aspirazione a trasmettere, nella capacità di raggiungere l’altro senza frenesia, con attenzione. Slim (sottile), slow (adagio), slice (scorcio), slightly (lievemente). Queste parole hanno una radice comune, “sl-“. Abbiamo scelto queste due lettere per dare significato alla nostra prima collana.


“IL ROMANZO OSCENO DI FABIO” (smartlit, 1) di Luciano Pagano, è il primo romanzo italiano scritto interamente in tweet. Nel romanzo si racconta la torbida relazione amorosa tra Fabio, sedicente regista poco meno che quarantenne, e la Marchesa, donna bellissima della quale lui si innamora. Il terzo escluso è il marito della Marchesa, un ricco industriale che la donna ha già deciso di eliminare, servendosi dell’aiuto di Fabio. Il giovane regista, nei mesi che portano alla costruzione del delitto, lavora alla stesura del suo Film Capolavoro, incentrato sulla presenza occulta degli alieni nella storia dell’uomo, dai tempi dell’Esodo ai giorni nostri, passando per la Seconda Guerra Mondiale. La storia de “IL ROMANZO OSCENO DI FABIO” inizia nel settembre del 2012, e prosegue per tre mesi, fino al dicembre dello stesso anno, con la pubblicazione del testo su twitter, frammento dopo frammento, 140 caratteri alla volta. In seguito il profilo twitter è oscurato dall’autore e il romanzo pubblicato in formato ebook. Qualche mese dopo viene pubblicata la versione in formato ‘bilingue’, in italiano e inglese. “IL ROMANZO OSCENO DI FABIO “è ora disponibile nella nuova edizione in formato cartaceo.
LUCIANO PAGANO è nato a Novara nel 1975. All’inizio degli anni ’90 si trasferisce in Salento con la sua famiglia, studia al liceo, si diploma, studia all’università di Fisica, lascia Fisica per Filosofia, frequenta un anno di università in Germania, si laurea con una tesi sul pensiero di Deleuze, Guattari, Foucault e la Società del Controllo, lavora cinque anni in un call-center, lo lascia, vive di scrittura. Pubblica recensioni e articoli, in rete e altrove. Dal primo gennaio del 2004 dirige il sito Musicaos.it, rivista online dedicata alla scrittura che, nel gennaio 2014, diviene musicaos:ed. I suoi profili su twitter sono followati da oltre ventimila persone. Nel 2008 con i suoi racconti vince due concorsi, il Creative Commons in Noir, indetto da Stampalternativa (con ‘Apocalisse di Giovanni’) e il Premio Subway Letteratura (con ‘Testimone Mancato’). Ha pubblicato due romanzi, “RE KAPPA” (2007, Besa Editrice) e “È TUTTO NORMALE” (2010, Lupo Editore).

LA COPERTINA de “Il romanzo osceno di Fabio” La fotografia che compare nella copertina de “Il romanzo osceno di Fabio” è un’opera di Jay Simmons, di RGBSTOCK.COM e si intitola “Water Pistol”.

giovedì 13 febbraio 2014

Storie in scena di Milena Galeoto


Sabato 15 e 22 Febbraio al Fondo Verri 
Storie in scena, letture e laboratori creativi
a cura di Milena Galeoto

Febbraio in scena
GIANNI RODARI

Due appuntamenti per rivivere insieme a grandi e bambini le fantastiche storie di Gianni Rodari, uno dei più grandi poeti e visionari del Novecento che ha saputo dare tanto al mondo dell’infanzia, restituendo voce all’universo bambino per rintracciare in esso il senso più stimolante e rivoluzionario di vivere.
Sabato 15 febbraio dalle ore 17 alle ore 19, in scena: La fuga di Pulcinella e altre storie con un simpatico laboratorio per costruire insieme la marionetta della  nota maschera napoletana e conoscere le sue origini.
Sabato 22 febbraio dalle ore 17 alle ore 19, in scena: Tante storie per giocare con il laboratorio “T’illustro una storia” per conoscere da vicino l’arte di illustrare storie e i maggiori illustratori che hanno raffigurato i racconti  del narratore più amato dai ragazzi, come Raul Verdini, Bruno Munari, Emanuele Luzzati e Altan.
Quando parliamo di Gianni Rodari, ci giunge immediata l’originalità e la melodia racchiuse nelle sue parole, così dirette e illuminanti, che lasciano  piacevolmente sorpresi sia grandi che bambini. E’ Gianni Rodari che con leggerezza ed ironia riesce a scuoterci profondamente dal torpore quotidiano per lasciarci gustare anche i più minuscoli dettagli della vita. Sono le sue filastrocche e le sue appassionanti storie ad essere così attuali ed universali perché universali sono i valori di pace, uguaglianza, amore per la natura e i sacrosanti diritti dei bambini e dei sognatori, che ci giungono nitidi attraverso le curiose vicissitudini dei suoi personaggi. E’ lui uno dei più grandi poeti e visionari del Novecento, lo scrittore impegnato nella Liberazione, la stessa che senti immediata quando leggi le sue storie, cogliendo il lato piacevole della vita, che la rivoluzione nasce dentro di te, quando impari a riportare i sogni in vita con tutta la loro bellezza. 

Milena  Galeoto  lavora da molti anni nel mondo della letteratura per ragazzi sia in veste di traduttrice di autori scandinavi, sia organizzando laboratori e performance teatrali per avvicinare i bambini alla lettura. Tenendo incontri e seminari per incentivare il piacere di leggere e migliorare il livello di alfabetizzazione in età scolare.  Le sue ricerche e articoli sono presenti in riviste letterarie per ragazzi e sul suo blog BROedizioni. Nel 2012 ha ricevuto  il  riconoscimento  Årets Sverigeframjare dall’ambasciatrice svedese  Ruth Jacoby per aver dimostrato, con la sua attività, una profonda passione per la Svezia e per l’idea svedese di promuovere la cultura in quanto bene collettivo di un Paese.

Per info e prenotazioni scrivere a li.bro@libero.it o telefonare al 3281470714
Laboratori rivolti a bambini di età compresa tra 6-10 anni
(Quota di partecipazione € 5,00  con lo sconto sulla compresenza di fratelli)

lunedì 10 febbraio 2014

La poesia visiva di Francesco Aprile


L'immagine della mostra e le note critiche di Ferrando e Caggiula


Martedì 11 febbraio, alle 19:30, al Fondo Verri di Lecce, in Via S. Maria del Paradiso 8.a, l'inaugurazione della mostra di Francesco Aprile "Manifesto. Poesie visive, scritture asemantiche.
Da qui, altrove. In un discorso ancora aperto".

Note critiche di Bartolomé Ferrando e Cristiano Caggiula

Manifesto. Poesie visive, scritture asemantiche, è il titolo della mostra che raccoglie opere verbo-visive realizzate lungo un arco di tempo che corre dal 2010 a queste prime avvisaglie del 2014. Poesie verbo-visive, scritture asemantiche, che indagano l'intelaiatura sociale della parola. «La scrittura poetica di Francesco Aprile respira, sopravvive e si manifesta, fra cancellature e macchie, sbavature. Una scrittura punteggiata da parole isolate, sopravvissute ad una gran catastrofe. [...] Poesia visiva che parla […] fino a perdersi nella propria sparizione» (Bartolomé Ferrando). Una guerra di simboli. Parole lanciate. Cadere di corpi e fronde tagliate. Lacerazioni dell'habitus o ricognizioni sullo stesso. «L’efferatezza del simbolo è guerra visiva. MANIFESTO […] fonemi-opliti, dall’armatura galvanizzata preparano l’assedio finale, è il momento di scegliere da che parte guerreggiare» (Cristiano Caggiula). La mostra sarà visitabile fino al 21 febbraio.

lunedì 3 febbraio 2014

Per dar voce al Bid Book di Lecce 2019




La lettura del Bid book


Domenica 9 febbraio, dalle 18.30 al Fondo Verri

La città e il cambiamento
Lettura a voce alta del libro di offerta
della candidatura di Lecce a Capitale della Cultura Europea nel 2019

La candidatura di Lecce a Capitale Europea della Cultura è nella sua fase cruciale. Dopo il passaggio della prima selezione - con Cagliari, Matera, Perugia-Assisi, Ravenna e Siena -  Lecce è chiamata a misurarsi con la sua stessa volontà di cambiamento.
La strada per il 2019 è ancora aperta! Le prossime scadenze, da segnare sul calendario, sono nel luglio 2014 per la consegna del secondo Bid Book, seguirà la visita in città di alcuni componenti della commissione che giudicherà la bontà della candidatura e in settembre/ottobre la valutazione "finale" delle proposte con la nomina ufficiale di una delle sei città candidate a divenire nel 2019 Capitale Europea della Cultura. Una grande opportunità economica ma anche, e soprattutto, civica nel poter rappresentare le dinamiche della vita sociale della comunità e il suo sviluppo culturale.
Un percorso aperto che è auspicabile trovi il supporto di quante più persone possibile per rendere credibile e soprattutto fattibile ciò che è auspicato.
Per conoscere le otto utopie utili a "Reinventare Eutopia" il Fondo Verri propone una lettura pubblica e ad alta voce del "Bid Book", l'appuntamento è domenica 9 febbraio, dalle 18.30, al Fondo Verri. La complessità dossier sarà tradotta in una partitura proposta al pubblico dalla voce di alcuni attori della città, leggeranno: Ippolito Chiarello, Aldo Augieri, Simone Franco, Piero Rapanà, Angela De Gaetano, Erika Grillo, Mauro Marino, Luigi Mangia e... Airan Berg.

sabato 25 gennaio 2014

Mai più! La Memoria e il Ricordo


Auschwitz-Birkenau in una fotografia di Massimiliano Spedicato

Dal 27 gennaio al 10 febbraio 2014 al Fondo Verri
La Memoria e il Ricordo
27 gennaio 2014, Giornata della Memoria
10 febbraio 2014, Giorno del Ricordo

Auschwitz-Birkenau in una fotografia di Massimiliano Spedicato

Il 27 gennaio, il Fondo Verri celebra la ricorrenza della Giornata della Memoria con una mostra di immagini realizzate da Massimiliano Spedicato nel corso di due suoi viaggi a "bordo" del "Treno della Memoria" verso i luoghi della shoah.
Nel corso dei giorni dell'allestimento - che si protrarrà fino a lunedì 10 febbraio, giorno che l'Italia dedica al Ricordo della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell'Esodo dalle loro terre degli Istriani, dei Fiumani e dei Dalmati - il Fondo Verri sarà luogo di reading letterari attingendo tra i titoli dell'ampia sezione di libri dedicati alla shoah e alle vittime delle foibe disponibile nel repertorio in dote al fondo; gli incontri saranno aperti alle scuole e alle singole classi che vorranno aderire all'iniziativa.

Auschwitz-Birkenau in una fotografia di Massimiliano Spedicato

Mai piú
Massimiliano Spedicato

Un sussurro si alza: "Mai più!", sono tante le persone venute a guardare le mie fotografie esposte in occasione del 27 gennaio, Giornata della Memoria, la mostra è allestita nel Sedile di Lecce, in Piazza Sant'Oronzo.
Le osservo... il ticchettio del grande orologio batte il tempo di un silenzio composto. Di fronte alle immagini tutti si mostrano attenti, cercano di capire, istintiva viene la domanda del "perchè".
Vedo attraverso i loro occhi e scorgo la "lacrima" che, muta, scende in ognuno di loro, come se fossero stati feriti nel pieno dell'orgoglio e, con questo passo silenzioso, con un tenero cenno salutano, scrivono in un quaderno la loro testimonianza chi solo con una firma, chi lasciando un pensiero, altri ancora con uno scarabocchio.
Ognuno di loro commenta l'orrore che da quelle immagini "parla"...

La loro compostezza mi riporta in quei luoghi, nei giorni della visita ad Auschwitz e Birkenau con i ragazzi del Treno della Memoria e sento, nel mio intimo, rinnovarsi il brivido, lo stesso di quando, camminando in quei campi, cercavo di capire che cosa lì fosse accaduto: se era la realtà o il set di un film...No, quelle pietre, quel legno, quelle stanze, quegli oggetti erano e sono reali! Raccontano  lo sterminio pensato e voluto, lo sterminio organizzato. Frutto di un folle, crudele e criminale disegno... È stato allora che ho scelto di cogliere ogni particolare, ogni "angolo" per dare ancora realtà a quell'amaro reale, portarlo nella mia città, testimoniarlo per contribuire a crescere una sensibilità capace di comprendere l'orrore per poter dire con convinzione quel "Mai più".

Le persone continuano ad entrare ad osservare le mie fotografie; dalla piazza una dolce suono viene: è mezzogiorno, l'occasione della mia mostra cambia la consuetudine e la voce di Tito Schipa lascia spazio a "La vita è bella" la musica di Nicola Piovani per il film di Roberto Benigni. Sento addosso delle scariche, il ghiaccio sulla schiena. Esco fuori, guardo la piazza: ferme, immobili, le persone cercano di capire da dove venga quel suono. Il cielo è carico di tensione...
Dentro sento un orgoglio mai sentito! Sono felice per il mio contributo. Il ricordo di quelle assenze, fa sì che il sacrificio della loro vita serva a tutti!
Domenica, 27 gennaio 2013

Auschwitz-Birkenau in una fotografia di Massimiliano Spedicato


La mostra di Massimiliano Spedicato

La fotografia per ispirare un altro educare questo l'impegno del reportage di Massimiliano Spedicato che il Fondo Verri ripropone negli spazi della sua sede di via Santa maria del Paradiso, a Lecce. “Andiamo a guardare cos’è stato” è il pensiero che ispira il fotografo salentino.
Destinazione Auschwitz, per ricordare una delle più grandi tragedie della storia dell’umanità, per non dimenticare che il Mondo, a volte, può perdere l’orizzonte della ragione e smarrire il senso profondo della Storia che, giorno dopo giorno, lo costruisce. L’idea del male può diventare assoluta e si può concretizzare in spaventosi progetti di morte e di sterminio: ancora adesso capita!
I luoghi della Shoah, dello sterminio di milioni di persone, i lager di Auschwitz e di Birkenau, e ancora Berlino in alcune immagini di grande astrazione costruiscono l'allestimento.
Fotografie in ascolto, che accolgono il sentire più intimo: quello dei luoghi, con il loro carico di memoria! Non si dimentica “qui”! Visitarli, contemplarli nelle immagini, è un esperienza che segna. Scrive, incide, scava, dove c’è in nuce, l’indifferenza, l’abitudine ad una cultura del benessere che non sa avere occhi. Tutto è sospeso nel peso dell'assenza, delle assenze.
Grandi vuoti portano queste immagini: i muri che non “tengono” più nessuno, il filo spinato, le insegne dei comandi, le rotaie, il povero legno, l’orrore sempre vivo e lancinante nei mattoni dei forni, gli oggetti, le valigie, gli occhiali, le fotografie di chi non c’è più. Segni che graffiano portano chi guarda dove adesso c’è lo sguardo pieno d’interrogazione di chi viene in visita.
E senti: tenuti, in sussurri lievi, ancora si muovono nella neve, poche luci fanno il cammino. In un infinito che si fa cielo. Ed è proprio il contrasto con la natura, con i colori, a rinnovare la speranza che ciò che è stato non sarà più.
Mauro Marino

giovedì 23 gennaio 2014

L'Unità d'Italia "ascoltata" da Jonathan Zenti


Audio-documetarista a lavoro

Venerdì 24 gennaio, dalle 21.00, al Fondo Verri di Lecce sarà trasmesso"Ritratti (o si muore) ritratto dell'Italia unita attraverso i suoi particolari" poema epico a forma di documentario realizzato da Jonathan Zenti. "Autore – scrive l'audio-documentarista in una nota - deriva dal latino auctor, che a sua volta deriva dal participio passato del verbo augeo, che ha, tra i suoi significati: accrescere, sviluppare, rafforzare, potenziare, onorare, illustrare, fecondare, arricchire, provvedere. E, infine, crescere. L’autore che tratta come materia “la realtà” ha questi obiettivi nella definizione del proprio mestiere: dopo averla presa in mano, dopo averla maneggiata, analizzata, smontata e ricostruita, la dovrebbe restituire alla realtà stessa con “qualcosa in più” di quando l’ha trovata".
“Ritratti (o si muore)” è un poema epico a forma di documentario iniziato nel 2011 con un’entrata a gamba tesa nel dibattito sul 150° anniversario de L’Unità d’Italia.
È una galleria di documentari monografici e biografici che vanno a formare, durante il percorso, una idea di quella che i confini geografici e politici definiscono come “Italia”.
L’Unità che "Suoni Quotidiani" vuole ricercare è quella che pone la diversità come dato strutturale scontato e non negoziabile alla base di ogni relazione, quella che forma i legami che trasformano gli individui in persone. Una storia dell’Unità d’Italia che non scava nel passato, ma che utilizza il presente per scandagliare le fondamenta su cui costruire un futuro dal lungo respiro.
Ritratti è un progetto aperto (a tutto e a tutti) e in continuo aggiornamento.
Un murales di Orgosolo recita “Felice il paese che non ha bisogno di eroi”. Felice anche quello che trova un eroe in tutti i suoi abitanti.
 ***
Zenti è consulente per lo sviluppo tecnologico e multimediale. Dopo un’esperienza come soundesigner a Rai − Radio3 fonda l’associazione Suoni Quotidiani e diventa socio di Audiodoc. Con i documentari "Ritratto 02" e "Paola" ha vinto il Premio Anello Debole, il Premio Marco Rossi con "Interim" e il Premio eretici digitali al Festival internazionale del giornalismo di Perugia con "Ritratti (o si muore)". Il suo ultimo lavoro è "Fuga per la vittoria" sul gioco d’azzardo in Italia. 

venerdì 17 gennaio 2014

Fontana&Manieri

 "Faccio la mia minchia a pezzi e la vendo all'asta"

"Ogni giorno sparo le mie cazzate", un'opera di Fabrizio Fontana

Sabato 18 gennaio, alle 19.00, al Fondo Verri sarà aperta al pubblico la mostra-asta delle opere di Fabrizio Fontana. Provocatorio, nello stile dell'artista, il titolo dell'allestimento: "Faccio la mia minchia a pezzi e la vendo all'asta". Una parete del Fondo Verri accoglie l'installazione di opere di piccole dimensioni e di vari "periodi" della ricerca di Fabrizio Fontana che sulla parete disegnano un membro maschile. Ai presenti, nel corso del vernissage - che vedrà la partecipazione del poeta e performer Massimiliano Manieri – saranno assegnati all'asta i pezzi di volta in volta scelti partendo da una cifra ridicola... Come per dire: "visto che a Lecce è così difficile vendere - scrive in una nota l'artista nato a San Pietro Vernotico nel 1971 - fatelo voi il prezzo delle mie opere! Resta il fatto che io non sarà d'accordo... ma il prezzo fatelo voi! Non sono d'accordo con il "sistema" locale dell'arte, una realtà tanto diversa dalle varie fiere che in questo periodo ho la fortuna di partecipare!".

Fabrizio Fontana
Riproponiamo di seguito una recensione dell'operare di Fabrizio Fontana scritta da Vincenzo Ampolo in occasione della mostra della serie "RED-IN" e pubblicata su Il Paese Nuovo, il 14 aprile del 2009.

Se avessi qualche anno di meno, potrei dire che siamo stati tutti bambini di una generazione che ha giocato con le Barbie e con i giochini degli ovetti Kinder. Magari con gli uni e con le altre, mentre, con la bocca piena di cioccolato al latte, imparavamo i meccanismi e le astuzie del vivere la vita. Poi, pian piano, abbiamo imparato a giocare “altri giochi” e abbiamo dimenticato quel mondo magico ed intrigante, pieno di fascino e di meraviglia. Dell’infanzia con i suoi giochi rimane, nel migliore dei casi, una vecchia scatola su in soffitta, di cui, ad ogni riordino, pensiamo seriamente di dovercene sbarazzare. Mentre scrivo questo pezzo, pensando alle opere di Fabrizio Fontana, ho gli anni di mia figlia e vedo con i suoi occhi l’incanto legato alla stanza delle sue meraviglie. Ma ecco che a quella stanza si sovrappone lo spazio operativo del nostro Artista. Casa di bambole, Laboratorio-officina, Museo dell’effimero e del paradossale, Luogo della dissacrazione, Spazio di pratiche inconfessabili, Tutto è catalogato, ordinato in modo maniacale: per colore, per forma, per argomento…Rottamazione, raccolta differenziata di ciò che è stato rifiutato, rinnegato, abbandonato, avanzato dalle passioni di un “tempo perduto” e della selvaggia e malinconica felicità che a tali passioni si accompagnava. Quelle che potrebbero essere “le collezioni di un barbone” vengono qui ripulite e conservate, nell’attesa di una nuova vita, di un riutilizzo creativo senza censure. Frantumi di memoria ambiscono a divenire parte di un sogno compiuto, recuperato alla coscienza e pronto per una nuova interpretazione. Recupero di ciò che viene dismesso, dimenticato, abbandonato. Recupero e testimonianza delle tracce del tempo che passa, con i suoi ricordi, non sempre ben archiviati. Recupero e riconoscibilità dell’oggetto, del suo nome, del contesto di provenienza, con possibilità di un senso ulteriore. Recupero di un universo legato al mondo della fantasia, del gioco, dell’infanzia reale, quella “polimorfa perversa”, libera dal moralismo adulto e dei suoi tabù. (Come in alcuni film di animazione, possiamo immaginare i dialoghi notturni tra questi pupazzetti, tutti con il loro corredo e i loro accessori. Ci si chiede chi sarà scelto, individuato, “nominato” per interpretare una nuova parte, nel nuovo Grande gioco, nel nuovo Grande Sogno del Grande Fratello Fabrizio…). E da qui che comincia la pratica artistica, il Gioco creativo, o meglio 'Jioku' come ama chiamarlo Fabrizio. Il riutilizzo anarchico e liberatorio di questi oggetti abbandonati dall’incalzare del tempo e dalle nuove mode, imposte da un mercato sempre più aggressivo che impone sempre nuovi consumi, crea contaminazioni capaci di assumere significati inediti e associazioni analogiche e simboliche sempre più complesse e stratificate. Da un nuovo Ordine si passa ad un nuovo Caos, da un non-senso ad un nuovo significato e magari ad una nuova estetica plurisignificante. Un gioco di accoppiamenti, di richiami, di rimandi, di citazioni che, nei titoli, diventa anche un gioco di parole. (Nella sua prossima mostra le opere esposte hanno tutte lo stesso titolo RED-IN, anagramma di Kinder, che viene a tradursi come Inchiostro Rosso.) Questo gioco creativo, di alchemica trasformazione, attinge ai personaggi e agli oggetti di un immaginario bambino, coniugandoli spesso con una realtà immaginale più profonda legata alle icone simbolo della sacra e profana devozione. Dai “santini” alle vecchie bambole, tutto viene recuperato e reinterpretato dalla gioiosa fantasia di Fabrizio Fontana. Oggetti “buoni” e oggetti “cattivi” trovano indubbiamente una sintesi nella riserva dell’inconscio individuale e collettivo, là dove solo un lavoro psicoanalitico può cogliere tutte le reali connessioni e tutti i motivi di suggestione e di stimolo cognitivo ed emozionale. Il risultato di questo processo di ricerca, che culmina nella sapiente realizzazione di contenitori di reliquie che dichiarano allucinanti ossessioni e sordide regressioni, porta a quello che Roland Barthes aveva definito “uno stupore perpetuo, il sogno dell’uomo davanti alle proliferazioni della materia, davanti ai legami che egli coglie tra il singolare dell’origine e il plurale degli effetti.

[Vincenzo Ampolo, Il Paese Nuovo, 14 aprile 2009]