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mercoledì 6 gennaio 2016

Il canto delle tabacchine chiude Le mani e l'ascolto



Si chiude giovedì 7 gennaio la quindicesima edizione della rassegna Le Mani e l’Ascolto, iniziativa dell’Associazione Fondo Verri promossa in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Lecce.
Una maratona di ascolti che ha coinvolto un pubblico via via sempre più numeroso nonostante l'esiguità dello spazio.

 
In apertura di serata le canzoni di Marcello Costantini accompagnato al sassofono da Ennio Brunetta.

La copertina del poema edito da Musicaos

A chiudere la serata Elio Coriano con Stella Grande e Vito Aluisi per il recital da “A nuda voce. Canto per le tabacchine”, raccolta di versi pubblicata da Musicaos Editore, dedicata alle sei tabacchine che morirono a causa dell’incendio scoppiato a Calimera, il 13 Giugno 1960, nei magazzini della ditta Villani e Franzo: Luigia Bianco, Epifania Cucurachi, Lucia Di Donfrancesco, Assunta Pugliese, Lina Tommasi e Luigia Tommasi.

Elio Coriano

Un viaggio in un frammento di storia della nostra terra che rivive nella rievocazione di Elio Coriano. I versi ricordano la vita quotidiana, i pensieri, l’epoca del boom economico nel nostro paese, gli anni ‘60, ma anche la sofferenza, i soprusi, l’oppressione e, infine, la tragedia. “Questo canto si unisce a quello di una generazione di salentini che hanno lavorato, anche in condizioni disumane, per garantire un futuro ai propri figli” scrive Ada Donno nell’introduzione. “Il Salento era diventata una delle aree più altamente specializzate nella produzione e la prima lavorazione delle qualità di tabacco levantino, che Rosetta e le sue compagne avevano imparato a distinguere e a chiamare coi loro nomi impronunciabili che a loro suonavano come “santujaca”, “peristizza” e “zagovina”: le più chiare dalle più scure, le più larghe dalle più piccole, le più ruvide dalle più lisce. Le tabacchine erano manodopera indispensabile: prima di tutto perché la lavorazione delle foglie richiedeva le mani abili, leggere e veloci delle donne, meglio se in giovanissima età. Spesso erano quelle stesse mani che negli altri mesi dell’anno tessevano i propri corredi al telaio o ricamavano quelli commissionati dalle signore dei paesi. E poi perché era manodopera docile, che si poteva pagare la metà degli uomini senza dovere spiegare perché, disposta a piegarsi ad ogni angheria pur di tenersi quel posto. Molte delle compagne di lavoro di Rosetta provenivano dalle famiglie di coloni o di braccianti che producevano il tabacco nelle campagne attorno agli opifici. Con la loro fatica stagionale, precaria e frammentata, d’estate nelle campagne di raccolta e d’inverno negli opifici, le lavoratrici del tabacco integravano il reddito familiare. Tale concezione integrativa, a giustificazione della bassa retribuzione femminile, era stata per secoli lo strumento di assoggettamento sociale, politico e culturale, nonché familiare, delle donne. Secondo un criterio indiscusso, infatti, alle donne veniva corrisposto per legge solo il compenso dello sforzo richiesto dal lavoro in fabbrica o in campagna. Il corrispettivo economico delle cure domestiche, invece, attività propria della donna per definizione e destino, veniva integrato nel salario dell’uomo capofamiglia, al quale soltanto spettava il mantenimento della donna e dei figli. E caso mai non fosse bastata questa giustificazione, c’era l’altra più rozza e sbrigativa, comunemente accettata, dell’inferiorità della forza fisica femminile, del più basso livello d’istruzione e specializzazione e rendimento: in una parola, della naturale, ineliminabile inferiorità della donna.”

martedì 5 gennaio 2016

L'ultima puntata dell'antologia sulla canzone d'autore proposta da Alessio Lega



Quinta e ultima serata dedicata a “Cento anni di canzone d’autore in 5 concerti”, la storia della canzone italiana cantata e raccontata da Alessio Lega e dai suoi ospiti, nell’ambito della rassegna “Le Mani e l’Ascolto” promossa dal Fondo Verri di Lecce.
 
La copertina del libro di Laura Rizzo edito da Arcana
Mercoledì 6 gennaio, alle 19.30, l’apertura della serata è dedicata alla scrittura con la presentazione del saggio di Laura Rizzo “Canzoni a manovella. Vinicio Capossela” edito da Arcana.
Nel libro genesi, costruzione ed esito finale di una produzione fondamentale nella discografia di Capossela, "Canzoni a manovella", pubblicato il 6 ottobre di quindici anni fa. Un’opera che squarcia il Duemila. Céline, un colpo di cannone futurista, Jarry e la patafisica evocano un mondo "un po' perduto, fatto di cose irreali o scomparse: una sorta di Ziegfeld Follies sottomarina, una ciurma in bottiglia", suonando a perdifiato grancasse sinfoniche, piani chiodati a rullo, trombe a grammofono, onde martenot, ululatori e stropicciatori a valvola, orchestrioni, violini a tromba, cilindri, sollevatori bulgari e aerostatici per realizzare una manciata di canzoni ballabili e indimenticabili. Un disco di cose che vengono dal profondo, fabbricato con mezzi espressivi più leggeri dell'aria, capace di raccontare un secolo mentre se ne apre un altro. Un regalo "ai molti temerari che si sono succeduti e buttati, ai molti oggetti in via d'estinzione, ai molti saloni che patiscono il silenzio di milioni di canzoni".

Alessio Lega

A seguire la musica con l’ultimo “capitolo” il quinto, del concerto-antologia di Alessio Lega e Guido Boldoni dedicato alla canzone italiana. Ospite della serata Andrea Rizzo. “Percorsi solitari: la canzone d’autore nell’anno 2.000. Ciampi, Conte, Fanigliulo, Gaetano, Bennato, Bertoli, Lolli, Fossati, Manfredi, Ongaro, Capossela” il titolo.
Piero Ciampi è un outsider ribelle e autodistruttivo, rimasto nell’ombra in vita, riscoperto postumo e considerato ai vertici della poesia cantata. Paolo Conte, autore di successo per altri, schivo e indefinibile, con una squisita musicalità e una poetica nutrita d’esotismo, diventa una star internazionale riportando dai centri urbani alla provincia un mondo poetico fatto di paesaggi, di sogni e mezze tinte.
Ma la canzone d’autore è anche una storia di meteore: artisti complessi, outsider ed eclettici o cantori di successo scomparsi troppo presto. Fanigliulo che travolse Sanremo nel 1979, Rino Gaetano costantemente citato e riscoperto, Bennato che faceva ironia proprio sul ruolo del cantautore, ma anche il percorso appartato e rigoroso degli emiliani Lolli e Bertoli. Gli ultimi anni del ‘900 – nonostante la crisi discografica e la perdita d’identità dei generi – hanno trovato la canzone d’autore ancora in forma col sorgere della stella di Vinicio Capossela o il tardivo successo di Ivano Fossati. Un pugno di cantautori di grande levatura, assenti dai grandi media, traghettano il linguaggio della canzone d’autore nel nuovo millennio.


lunedì 4 gennaio 2016

La terra, gli uomini della terra, il folkstudio e il "west"...




Prosegue con grande successo di pubblico  il programma della quindicesima edizione della rassegna Le mani e l’Ascolto promossa dall’associazione culturale Fondo Verri di Lecce, con la quarta serata dedicata a “Cento anni di canzone d’autore in 5 concerti”, la storia della canzone italiana cantata e raccontata da Alessio Lega e dai suoi ospiti.

 
La copertina del libro di Rocco Boccadamo
Martedì 5 gennaio, alle 19.30, l’apertura della serata è dedicata alla scrittura con la
La presentazione e la lettura di alcuni brani del libro di Rocco Boccadamo, “Anita detta Nnita. . Lettere ai giornali e appunti di viaggi”, edito da Spagine.
Una raccolta di racconti che parla di noi. Boccadamo torna nei suoi luoghi fisici e mnestici recando con sé una denuncia velata di sottile ironia. Vi torna con sincera partecipazione emotiva nei confronti di chi ha subìto le vessazioni di un progresso sovente cieco e sordo alle esigenze dell’individuo e della collettività. Il ricordo di Boccadamo corre da Cerano alla sua Marittima: anche qui, la terra ha mutato il suo aspetto e la sua produttività, ma c’è ancora chi raccoglie le olive, chi ne sa aspettare pazientemente la maturazione e crede che quell’olio – sacro alle antiche divinità e oggi, ancora una volta, posto in discussione – costituisca un inarrivabile punto di forza per il Salento. Così i “minuscoli frutti ovali tra il verde e il viola” si alleano con quelli “rossi e dolcissimi” per dipingere di colori e sapori (il sapere – tutto il sapere e non solo quello contadino – non è forse un sapore?) un racconto che, prendendo le mosse dal singolo personaggio, giunge a diventare resoconto corale.
 
Massimo Donno ospite della serata di Alessio Lega e Guido Boldoni
A seguire la musica con Alessio Lega, Guido Boldoni e l’ospite della serata Massimo Donno. “Fra il Folkstudio e il West: percorsi degli anni ’70. Guccini, De Gregori, Gaber, Dalla, Vecchioni”, il titolo del concerto. La canzone degli anni ’60 è di ispirazione francese, negli anni ’70 si impone il modello americano di Bob Dylan e del Rock Progressivo, contaminato con la ballata popolare. Cambiano i costumi, le usanze, i rapporti e la fruizione della musica: grandi palazzetti dello sport gremiti per autori poetici, sensibili, impegnati che non mirano più al singolo successo. Cambia soprattutto il linguaggio delle canzoni, che diventano pagine di un diario collettivo personalissimo e indecifrabile come per l’“ermetico” De Gregori o per le fluviali affabulazioni del cantastorie Guccini. Giorgio Gaber, già fantasista televisivo, coraggiosamente intraprende una strada che sarà ribattezzata “Teatro Canzone”: canzoni/monologhi che sviluppano una feroce critica al pensiero dominante e ai vizi esistenziali degli italiani. Il bolognese Lucio Dalla, attraverso gli album sperimentali scritti col poeta Roberto Roversi, giunge a uno stile originalissimo, modellato sulla sua vocalità, che lo porta ai vertici della produzione pop d’autore. Roberto Vecchioni, il “professore”, è creatore di favole contemporanee, nei suoi testi un sottostrato fortemente letterario si mescola a una vocazione popolare e distesa.

domenica 3 gennaio 2016

Terza serata 2016 de Le Mani e l'Ascolto con Antonella Screti, Alessio Lega, Guido Boldoni e Dario Muci



Continua il programma della quindicesima edizione della rassegna Le mani e l’Ascolto promossa dall’associazione culturale Fondo Verri di Lecce, con la terza serata dedicata a “Cento anni di canzone d’autore in 5 concerti”, la storia della canzone italiana cantata e raccontata da Alessio Lega e dai suoi ospiti.
 
La psicopedagogista Antonella Screti
Lunedì 4 gennaio, alle 19.30, l’apertura della serata è dedicata alla scrittura con  Antonella Screti e il suo libro "Storia della Raidha e la chiesetta" edito da Musicaos ed. Il racconto ci ricorda che il mondo in cui viviamo non è fatto solo di materia e che esistono diversi mondi invisibili ai nostri occhi e agli altri nostri sensi, oggettivamente limitati. Sono mondi pregni di presenze, inclusa la nostra, in cui gli accadimenti e le tracce di ciò che resta hanno regole proprie, che è saggio conoscere per ricordarne l’esistenza e le relative manifestazioni. Un invito al lettore a riscoprire l’unità tra corpo e spirito, in quella zona di equilibrio in cui si manifestano le forze della natura. 
 
La copertina del libro

Danza, gesto, musica, pittura, sono linguaggi che ci aiutano ad avvicinare l’inavvicinabile, tentare di esprimere l’ineffabile e, nello stesso tempo, intraprendere un cammino di conoscenza. È così che in un percorso dall’ombra alla luce, riaffiora una vicenda del passato, la voce dell’autrice diviene “Maga’, “Mescia’, e ci consegna un quadro di speranza, ambientato in un Salento che diventa luogo privilegiato per la riscoperta del sé. Le illustrazioni del testo sono realizzate dall’artista Patrizia Elia.

 
Dario Muci l'ospite della serata di Alessio Lega
A seguire la musica in scena, per la terza tappa della maratona di ascolti, Alessio Lega e Guido Boldoni con Dario Muci. “Arrivano i cantautori: da Genova a de André, Lauzi, Tenco, Bindi. Omaggio a Fabrizio de André” il titolo della serata.
Primi anni ’60, il “Boom economico”, l’Italia diventa benestante e la cultura non è più appannaggio di pochi. Proprio in questo periodo però si diffondono fermenti esistenziali e sociali che chiedono alla canzone di non essere più solo ritmo ed evasione. Le parole sono importanti e vanno ascoltate. Nasce il termine “cantautore” che designa una nuova generazione di autori-interpreti che sviluppano nelle loro canzoni una poetica personale che si accorda alla loro voce. In questa prima fase la città di Genova è il punto di partenza di Umberto Bindi, Bruno Lauzi e Luigi Tenco. Proprio il suicidio di quest’ultimo al festival di Sanremo del ’67 apre drammaticamente il tema del contrasto insanabile fra canzone poetica e canzone commerciale.
La parte più consistente di questo concerto è dedicata al genio di Fabrizio De André - un altro genovese - che riadattando i modelli della canzone francese fa compiere uno straordinario balzo in avanti alla musica italiana. In quasi 40 anni di attività, quest’artista pervaso da un’inquietudine insaziabile e da un’ansia di costante  rinnovamento, resta sulla cresta dell’onda, senza apparire in televisione e nei festival nazional-popolari. A quasi tre lustri dalla sua scomparsa, è il punto di riferimento condiviso dei cantautori italiani di tutte le generazioni.