venerdì 21 febbraio 2020

Aurelio Leo al Fondo Verri




Giovedì 27 gennaio 2010, al Fondo Verri, alle 19.00, la presentazione della raccolta di versi edita da Esperidi“I giorni che mi mancano di te” di Aurelio Leo.
Scrive Luigi Scorrano: “Il volume raccoglie versi che intendono comunicare un dolore: “c’è un padre in ascolto, c’è l’ombra di un figlio perduto. C’è, dappertutto, non solo l’impressione ma la realtà di un’assenza: quella inesorabile procurata dalla morte”.
Aurelio Leo è nato a Tuglie, dove tuttora vive: è Laureato in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Lecce con una tesi su Allen Ginsberg, guru della “beat generation”. Negli anni ’70-’80 ha collaborato con Antonio Verri nella “avventura editoriale” del Pensionante de’ Saraceni ed in Caffè Greco. Nello stesso periodo ha collaborato con dei fogli di poesia di collettivi militanti”.

Camillo Robertini al Fondo Verri




Mercoledì 26 febbraio 2020, al Fondo Verri, alle 19.30
la presentazione del saggio di Camillo Robertini
“Quando la Fiat parlava argentino” edito nei Quaderni di storia di Le Monnier
Intervengono con l’autore Massimo Melillo e Fabio De Nardis


"Le vicende della comunità operaia della Fiat Argentina si dipanano su un arco temporale di un quindicennio (1964-1980) attraverso il quale è possibile osservare come esse si intrecciarono con la storia argentina, dominata dall’autoritarismo di due governi militari, dall’insorgenza operaia post-Sessantotto e dalla violenza politica dei gruppi guerriglieri. Attraverso questa cronologia è possibile apprezzare l’esperienza materiale e la memoria di quella generazione operaia che, nel breve volgere di due decenni, passò da una rapida industrializzazione caratterizzata dall’esplosione dei consumi di massa a un periodo segnato dalla riduzione della mano d’opera, del valore reale del salario e dalla precarizzazione dei percorsi lavorativi".

Come è stato possibile che molti operai abbiano accettato una delle dittature più sanguinose della storia dell'America Latina? Che relazione si stabilisce tra consenso e repressione? Attraverso quali strategie la Fiat trasformò i propri dipendenti in strenui difensori dello status quo? Per quale motivo l'impresa italiana collaborò coi generali? Questo studio analizza la storia della presenza della Fiat in Argentina attraverso la viva voce dei suoi operai, tecnici e dirigenti facendo ricorso a una documentazione ampiamente inedita. Dall'incrocio tra fonti orali e scritte si articola la storia di una comunità di lavoro in bilico tra dittatura, violenza politica e vita quotidiana. La storia di Guillermo, che passò vent'anni in catena di montaggio, quella di Diego, che amò la fabbrica come una seconda casa e quella di Francesco, che un giorno non riapparve più, tratteggiano il profilo di una grande fabbrica fordista posta ai margini di Buenos Aires. Le memorie dei dipendenti, lo sguardo delle forze di polizia, le regole e le discipline dell'impresa compongono una narrazione concentrata sull'esperienza quotidiana di quella comunità. Sullo sfondo della fabbrica si palesa a più momenti la storia dell'Argentina, contraddistinta da cruente dittature e dall'insorgenza armata dei gruppi guerriglieri.

Anna Dimitri per Melina Mercouri al Fondo Verri



Fondo Verri, martedì 25 febbraio 2020, ore 19.30
 
Conoscere Melina Mercouri è stata una grande scoperta: sentire la grande passione di un’artista attraverso le sue canzoni e la sua voce; conoscere i sentimenti che animarono la sua lotta per la libertà dell’individuo contro la violenza del potere.
Da questo è nata l’idea di raccontare di lei con uno spettacolo teatrale e musicale. Raccontare ciò che lei stessa racconta nel suo libro, Io sono greca, e nelle numerose interviste rilasciate sia ad emittenti televisive greche che a quelle francesi, inglesi e americane.
Un modo per ricordarla, per farla conoscere, per non dimenticare chi, come lei è stata in prima linea per affermare il diritto alla libertà; un modo per affermare la responsabilità di ciascuno di noi nei confronti di un comune futuro di pace; un modo per sostenere che l’artista è anche un cittadino e come tale ha il dovere e il diritto di manifestare le proprie idee e contribuire al cambiamento della società. Il racconto della vita della donna si intreccia con il suo percorso artistico. Da questa narrazione emerge l’amore che ha caratterizzato tutta la sua vita. L’amore per la famiglia, amore per gli uomini , amore per la sua terra e per il suo popolo. Amore che nasce spontaneamente, fin dalla nascita ma che cresce e matura con l’esperienza e con il tempo. Amore che si trasforma e che la porterà ad assumere posizioni di netto rifiuto ed a manifestare apertamente e pericolosamente il suo dissenso verso l’oppressione e la violenza di un potere imposto con la forza, non suffragato dal consenso popolare.
Lo spettacolo si articola in parti di racconto e canzoni scritte e musicate per lei da grandi compositori come Mikis Theodorakis e Manos Hatzidakis.


Con Anna Dimitri
Drammaturgia Anna Dimitri e Mauro Marino
Musiche da Mikis Theodorakis , Manos Hatzidakis.
Suoni Mauro Marino
Organizzazione Antonio Calabrese
Produzione - Dulia ass.ne - Fondo Verri

Gherzi e Semeraro al Fondo Verri


Domenica 23 febbraio 2020, alle ore 20 al Fondo Verri
“Canti per la vita quotidiana” di e con Gianluigi Gherzi e Giuseppe Semeraro





Domenica 23 febbraio 2020, alle ore 20 al Fondo Verri , a Lecce, in via Santa maria del Paradiso 8, va in scena “Canti per la vita quotidiana” di e con Gianluigi Gherzi e Giuseppe Semeraro, produzione Principio Attivo Teatro; uno spettacolo che interroga la nostra vita quotidiana, la nostra forza nell’essere presenti al presente.
Due voci, due attori poeti rispondono a una domanda: “A cosa serve la poesia?”. Cercano una poesia che serva la vita di ogni giorno, per sanare le ferite e aprire lo sguardo. Poesia e teatro. Il teatro che abbraccia la poesia come ponte verso le emozioni e le visioni del presente. A cosa serve? Arte, poesia, teatro, come antidoti allo svuotamento dell’esperienza, come segno, traccia e cammino, verso un respiro altro e alto. Poesia che diventa monologo teatrale, confessione, diario della vita quotidiana, dialogo col pubblico, invettiva, canzone. Infinito e quotidiano si tengono per mano, tornando a essere canto: delle mattine, dei cibi a tavola, dei tramonti, delle strade della notte. Teatro e poesia che camminano, per le strade del mondo, a cogliere visioni e l’anima di un andare che non si accontenta dei simulacri del presente. Un viaggio dentro la nostra storia di questi anni, nei luoghi delle grandi città, i quartieri bianchi, le periferie, poi, d’improvviso, l’incontro con l’acqua, il mare, la terra, i cieli, che diventano mentori e compagni di quel viaggio. “A cosa serve la poesia?”, uno spettacolo e una domanda popolare, allegra, profonda, lieve, sulla necessità dell'umano.  La poesia che incontra il teatro dando vita a una parola che stringe tutti: poeti, attori, pubblico, teatri e luoghi che ospitano questo spettacolo.


Gianluigi Gherzi Scrittore, attore e regista. Scrive, mette in scena e recita per alcuni dei più importanti gruppi e teatri di ricerca italiani. Porta più volte l’esperienza del teatro e della scrittura all’interno di carceri, centri rifugiati, centri sociali, scuole e comunità. Vincitore di importanti premi teatrali (Scenario ed Eti-Stregagatto), dal 2010 è direttore artistico di Teatro degli Incontri, una delle più riconosciute esperienze di teatro d’arte civile a livello nazionale. Per la casa editrice “Sensibili alle foglie” sono usciti i romanzi “Tuani” (203) e “Pacha della strada” (2008) dedicati ai bambini di strada e alla favelas del Centro-America, e “Atlante della città fragile” (2013), racconto corale delle fragilità e delle vulnerabilità presenti nella città. Nel 2016, sempre per la cooperativa editoriale romana, pubblica (con Giuseppe Semeraro) “A cosa serve la poesia”, la traccia scritta dello spettacolo teatrale “Canti per la vita quotidiana” (prima nazionale il 16 dicembre 2016 all’ATIR Teatro Ringhiera di Milano).

Giuseppe Semeraro Attore, poeta e regista. Dal 2001 collabora stabilmente con Danio Manfredini (“Cinema Cielo”, premio Ubu 2004, e “Il sacro segno dei mostri”). È tra i fondatori nel 2007 di Principio Attivo Teatro, compagnia salentina per la quale firma le regie di “Storia di un uomo e della sua ombra” (finalista premio Scenario e premio Eolo 2009), “La bicicletta rossa” (premio Eolo 2013) e “Opera Nazionale Combattenti” (finalista In-Box 2016). Nel 2015 realizza lo spettacolo “Digiunando davanti al mare” ispirato alla figura di Danilo Dolci. Oltre al teatro si occupa di scrittura. Collabora con le riviste “Argonauti” e “Poet/Bar nuova poesia salentina” e pubblica le raccolte di poesia “Cantica del Lupo” (Besa 2004), “Due parole in croce” (Raggio Verde 2015), “A cosa serve la poesia” (con Gianluigi Gherzi, Sensibili alle foglie 2016) e “La manutenzione della solitudine” (Musicaos 2019).

martedì 18 febbraio 2020

"Il mare una storia da riscrivere" di Paola Scialpi

Prima nazionale dell’esordio narrativo dell’artista Paola Scialpi
Il mare una storia da riscrivere di Paola Scialpi
(I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
Fondo Verri via Santa Maria del Paradiso 8 a Lecce
20 febbraio 2020 ore 18,30
Presentano il volume il Prof Stefano Cristante (sociologo) e il Prof. Antonio Ciniero (Docente di Sociologia dell’Emigrazione)


Prima nazionale dell’esordio narrativo dell’artista Paola Scialpi con il suo libro dal titolo "Il mare una storia da riscrivere" (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno) che si terrà presso il Fondo Verri di Lecce in via Santa Maria del Paradiso 8, il 20 febbraio 2020 ore 18,30.  Presentano il volume il Prof. Stefano Cristante (sociologo) e il Prof. Antonio Ciniero (Docente di Sociologia dell'emigrazione).
Fosse possibile riscrivere una storia per il mare che negli ultimi anni è stato contenitore di tragedie sarebbe veramente bello (Paola Scialpi)
Paola, con una descrizione delicata ed elegante, dà un’anima e un cuore rossosangue a persone umane, che hanno patito tribolazioni estreme. E che, per un senso di giustizia, dovrebbero ambire ad una vita migliore. Dovrebbero traversare l’esistenza con meno ansietà, meno colpi inferti, talvolta, anche da altri uomini sfruttatori e meschini. (Marcello Buttazzo)
“Mare: Una storia da riscrivere”, datata 2017, e con un inizio: “...mamma ho sete...”. Così inizia e viene da noi letta la narrazione per immagini della scrittura di Paola Scialpi. Il Rosso (è) il Nero e nelle intensità (è) nel peso di un primario colore e di un non colore, il nero. Il tessuto cromatico si avvicenda nel viceversa. Il transito nella storia si accompagna per essere nei simboli graduati nel grigio. A leggere con attenzione le immagini e le parole, congiunte dal terribile e con il relitto di un naufragio, ci si domanda, da subito, cos’è il mare? Cos’è la terra, se isola o continente? L’assillo è come il mare possa circondare, separare e contenere (Francesco Pasca)
La speranza di percorrere un viaggio e raggiungere un porto sul quale ancorarsi, la speranza di vivere ancora. E in fondo negli abissi dell’anima percorrendo i paesaggi delle grida, del silenzio, dell’indifferenza emergono la volontà, il desiderio di ricominciare, di essere accolti, riconosciuti come altri da sé, ma pur umani. (Alessandra Peluso)
Paola Scialpi pittrice, artista, attiva già dagli inizi degli anni settanta ha collezionato numerose mostre ed eventi unici sia in Italia che all'estero tra cui America (New York), Turchia, Kosovo, Emirati Arabi comparendo nelle più prestigiose pubblicazioni d'arte. Il suo impegno nel mondo dell'arte si è mosso sempre con l'obiettivo di porre in primo piano la necessità che l'artista sia veicolo di denuncia sociale per questo dagli anni novanta ha utilizzato l'arte per affrontare soggetti attuali e spinosi come l'immigrazione, la violenza sulla donna, la prostituzione minorile, l'emarginazione. Hanno scritto su di lei numerosi critici, giornalisti, docenti universitari e poeti tra cui: Luciano Caramel, Toti Carpentieri, Stefano Cristante, Donato Di Poce, Chiara Evangelista, Lucio Galante, Massimo Guastella, Raffaele Gorgoni, Antonella Marino, Pietro Marino, Maurizio Nocera, Marina Pizzarell, Carmelo Cipriani, Raffaele Polo, Vittorio Balsebre. Cura editoriale Giuseppe Mauro