martedì 7 marzo 2017

La poesia di Antonio Cotardo al Fondo Verri



Giovedì 9 marzo 2017, alle 19.30, al Fondo Verri
incontro con il poeta e giardiniere
Antonio Cotardo per la presentazione di “Venticinque”.



Antonio Cotardo è nato l’8 maggio del 1991 a Caprarica di Lecce. Da sempre innamorato della poesia attraverso la quale riesce a cogliere la vera essenza della vita osservando e riflettendo su qualsiasi cosa. “Venticinque” è la sua prima raccolta di versi che giunge proprio nel suo venticinquesimo anno di età mettendo in risalto una scrittura elegante ed uno stile delicato che hanno lo scopo principale di disegnare e scolpire le emozioni attraverso i versi per renderle visibili a tutti, emozioni che diversamente rimarrebbero intrappolate tra le rime.

venerdì 3 marzo 2017

Performance di poesia al Fondo Verri



Venerdì 3 marzo al Fondo Verri, dalle 19.30
“La contadina furba nell’abito della felicità”
performance di poesia di Alessia Bronico e Bartolomeo Smaldone
Presenta gli autori Gianpaolo Mastropasqua




Venerdì 3 marzo al Fondo Verri, dalle 19.30,“La contadina furba nell’abito della felicità” performance di poesia di Alessia Bronico e Bartolomeo Smaldone dove "I veri protagonisti sono gli oggetti, disposti sulla scena come indizi; come a dire: per me si va". Presenta gli autori Gianpaolo Mastropasqua.

Il titolo della serata fonde insieme quelli di due raccolte di versi edite da Lieto Colle: “La contadina furba” di Bartolomeo Smaldone (nato ad Altamura nel 1972) e “L’abito della felicità” silloge di esordio di Alessia Bronico (nata ad Atri in provincia di Teramo, nel 1981).

Si legge su “cartesensibili.wordpress.com”: “La contadina furba, ovvero il sassolino ridotto in polvere che trovò dimora in una scarpa fuori moda”, si snoda nelle pagine in titoli che sono essi stessi brevissimi racconti e in piccole verità. Bartolomeo è figura saggia, è Mentore che guida Telemaco, è una voce che dice e descrive piccole realtà: «perché la verità è un buon affare/ e il mentore conosce le intenzioni/ e tutti lo temono per questo». Tutti temono i poeti, li temono perché ascoltarli è epifania, rivelazione e gli uomini spesso non sono pronti al cambiamento. «Il punto è questo:/ attieniti a una certa rilevanza/ mai a quel che sembra»: tu lettore scava a fondo, sradica le parole dal foglio e lasciale vivere, chiediti “sono io?”, perché in ogni rigo, in ogni a capo, in ogni virgola potrebbe nascondersi anche una parte di te, il sassolino che era nella tua scarpa. Sono io che nasco e muoio, che sono sotto accusa, che mi libero dalla colpa, che mi carico del senso di colpa? Sono io che leggo, mi leggo tra questi versi? Chieditelo lettore: «Teoricamente non esistono limiti alla simbologia dei doni né al senso delle parole».

Scrive Renzo Paris presentando “L’abito della felicità” di Alessia Bronico: "Il poeta 'rammenda' ricordi, giochi ciechi. Attorno ad abiti, scarpe e pelle di giorni vissuti in amore su spiagge e fieno con un amante che però resta muto, anche quando gli chiede perplessa: 'che dici?'. 'Danzo movimenti tra me' canta un verso e di seguito: 'amare quando non si può amare'. A ben vedere la poesia circuisce un'ombra che si fa vestito, scarpe e diventa man mano oggettiva. Sul più bello appaiono versi in francese, lingua amorosa quante altre mai. Compare, a dilatare il tempo, anche Brigliadoro e gli amanti, nel loro urto, si sfilano elmi, come nella leggenda di Tristano e Isotta. L'amore in questi versi si fa parola scritta, eco lontana, intermittenza del cuore, 'niente urge più dell'amore'. Alessia Bronico scrive dunque versi colti, con l'aria distratta e ellittica, pur sempre riferiti all'amore fisico, a un afrore appena accennato, a un 'tremore mitigato'. Ecco che allora la felicità è trascorsa e la poesia può soltanto rievocarla, magari in 'Oleandri', che mi pare il testo suo più bello".

Daniela Palmieri al Fondo Verri



E' stato presetato giovedì 2 marzo, alle 19.00, al Fondo Verri
il romanzo
"con tutto il cielo in gola"
di Daniela Palmieri
edito da "I Quaderni del Bardo"
nella collana Salento d'esportazione.


Uno straordinario racconto di Lecce e della sua periferia.
“C'è stato un tempo primitivo, proprio di questa terra, dove sopravvivere significava arrivare al pranzo della domenica e alla partita, dove l'amore comprendeva ogni sentimento dalla moglie, al cane, ai figli, al partito, ai genitori vecchi. Primitiva e audace quell'epoca nella quale si era posato il dio della speranza sulla periferia del mondo e aveva spinto, come ogni divinità, con un inganno, gli uomini a credere al futuro, al cambiamento, al sogno."

Alìmono - video poesia al Fondo Verri





E' stata presentaro venerdì 24 febbraio alle 19.30, al Fondo Verri l’opera di video poesia “Alìmono”. “Alìmono”, espressione greca che significa “ahimè” ma anche “guai a…”, è un video poesia realizzato nel 2015 dall’incontro di differenti competenze: la poetessa Chiara Catapano, il musicista Gaetano Fidanza, la performer Iula Marzulli e le video maker Marianna Fumai e Gabriella Cosmo. Il progetto realizzato dopo un anno di lavoro sui testi e sulle immagini poetiche, scaturite dai testi, è stato possibile grazie alla produzione di REC Movie. Un lavoro visuale che porta le immagini poetiche ad una concretizzazione visiva e sonora, attraverso le riprese realizzate sia al chiuso che all’aperto e attraverso l’utilizzo della voce con modulazione di suoni e sonorità.
Il video poesia “Alìmono” è liberamente ispirato alla omonima raccolta poetica di Chiara Catapano. Queste alcune parole della poetessa sulla raccolta: “Alìmono è un sogno al contrario: dove gli eroi del mito, svegli dentro una umanissima realtà, cercano ognuno a proprio modo la via di casa. È un’autobiografia mitopoietica, poiché da anni cercavo il modo di mettere ordine nelle stanze di un passato non lontano – eppure trasfigurato dalla lontananza fisica dei luoghi. Ma se qualcuno ci leggesse le infinite speranze e delusioni dei popoli in fuga dalle guerre, dalla povertà, dai soprusi del potere, non sbaglierebbe.

Silvana Kuhtz al Fondo Verri



E' stato presentato sabato 25 febbraio, alle 19.30, al Fondo Verri
“Tutto è luce dopo che il sole è tramontato”
Piccolo concerto sensoriale di Poesia in Azione di e con Silvana Kühtz



Per Silvana Kuhtz la poesia è corpo e voce, atto concreto che dalla pagina si muove e si fa dono. “Tutto è luce dopo che il sole è tramontato” è un concerto sensoriale, in cui musica e parola si fondono e dialogano sullo stesso piano e dove il pubblico viene coinvolto attivamente e con giochi sensoriali a partecipare, giocare, sperimentare, inventare. Non si tratta di reading. “In genere, possiamo dircelo chiaramente? Ai reading ci si annoia mortalmente, io ho la pretesa di dirti che alle nostre serate il pubblico si diverte, ride, si fa attraversare dalla parola, si commuove. Sono già tanti gli artisti che hanno aderito negli anni…” racconta Silvana Kuhtz a Max Ponte in una intervista su lapoesiaelospirito.wordpress.com.
“Tutto è luce dopo che il sole è tramontato” è un percorso semplice e divertente per incontrarsi in modo delicato, rispettoso, morbido, con poesia e piccoli giochi sensoriali. I sensi sono riattivati e stimolati grazie alla forza della poesia, che, da parola statica, inerte, relegata alla pagina scritta (come troppo spesso viene considerata), torna a essere materia viva, calda, formidabile strumento per risvegliare parti di noi troppo spesso e da troppo tempo sopite.


Silvana Kuhtz è ricercatrice e docente al Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo dell’Università degli studi della Basilicata a Matera, ha creato i progetti myrevolution.it /Azioni responsabili” e poesiainazione.it, di disseminazione di comportamenti sostenibili e diffusione della lettura. Ha vinto nel 2014 il premio salernitano Alfonso Gatto per la poesia, alla sua trentesima edizione, con una silloge inedita 30 giorni una Terra e una Casa, pubblicata poi dall’editore Campanotto di Udine. Nel 2016 è arrivata nella rosa di finalisti del premio InediTO delle colline torinesi per la poesia con una nuova silloge. Sulla base di questi testi si compone il percorso sensoriale, un viaggio che ha la leggerezza dell’esperienza e il peso che ciascuno vorrà dare alla propria sperimentazione.